«Dava fastidio ai comunisti»

VOGHERA.«Don Antonelli, che fu parroco al Sacro Cuore di Casteggio e poi a Lungavilla, sapeva come si svolsero i fatti, perchè raccolse le ultime parole di Franco Anselmi morente e la confessione del tenente Neumann, il comandante del presidio tedesco che fu fucilato il 27 aprile del '45, proprio per quella morte». Fabrizio Bernini, autore del libro Il guerrigliero che ha sollevato il giallo della fine di Marco-Anselmi, non ha la «certezza assoluta» di una vendetta dei garibaldini, ma ha raccolto molti indizi che portano in quella direzione. «C'è anche il nome - aggiunge - del possibile assassino, un partigiano dell'Oltrepo».
Perchè Anselmi dava tanto fastidio?
«Aveva un carisma enorme, era amato e rispettato da tutti. Nel '44, durante il grande rastrellamento, sciolse la sua formazione contravvenendo agli ordini dei garibaldini. Non voleva che i suoi uomini si rintanassero per mesi nelle buche in attesa della primavera. Quella delle buche, del resto, è una panzana: le pare possibile starsene sottoterra d'inverno, con l'umidità e il gelo che ti mangiano le ossa? Non si potrebbe neppure per qualche giorno, figuriamoci per settimane. Tanti si arrangiarono diversamente, chi nascondendosi da parenti, chi nei cascinali».
E Anselmi cosa fece? E' vero che andò a Milano?
«Fu a Milano per i funerali del padre, e prima a Torino, dove, sembra, ci fu un tentativo di portarlo nelle Gl. Alla fine, si spostò in Oltrepo, sotto la protezione personale di Italo Pietra, perchè se fosse tornato di là, nel Tortonese, nelle sue valli, avrebbe rischiato la pelle. Marco era uno che guardava lontano, aveva già intuito la minaccia rappresentata dai comunisti nel dopoguerra».