Milan e Roma in agguato L'Inter è obbligata a tornare alla vittoria
APPIANO GENTILE (Como). Barricati ad Appiano Gentile, in silenzio, ma tutti uniti e pronti a ripartire. L'Inter, presidente, società e giocatori, si stringe tutta intorno a Josè Mourinho, e prepara, in un silenzio forse ancor più fragoroso delle consuete pirotecniche conferenze stampa della vigilia del tecnico portoghese, la sua voglia di ripartire oggi a Udine.
I nerazzurri devono tornare a vincere dopo tre pareggi (l'impresa manca dal 7 febbraio col 3-0 al Cagliari) per tenere le residue distanze dagli inseguitori. Di meno quasi certamente non basterebbe alla squadra di Mourinho visto che il Milan, esaltato dalla vittoria in rimonta a Firenze, ospita oggi al Meazza l'Atalanta penultima, e la Roma - liberata suo malgrado dalle fatiche dell'Europa League - va a Napoli consapevole di avere una grande occasione per rilanciarsi nella corsa scudetto. Vincere a Udine è diventato una specie di Gp della montagna. Oltre ai bianconeri, risvegliati dal ritorno in panchina di Marino domenica, i nerazzurri, decimati dal giudice sportivo, pensano ormai di dover battere soprattutto l'ingiustizia. La lotta per lo scudetto si è accesa e Leonardo ha replicato pacato a Mourinho: «Nessuno vince un campionato perché ha avuto un episodio arbitrale a favore: chi vince lo merita perché è stato costante». Tuttavia, proprio grazie a quell'episodio e alle prodezze di Ronaldinho, Pato e Huntelaar, da mercoledi il Milan è di nuovo in condizione di mettere pressione all'Inter. Ma Leo frena: «Le reali possibilità di vincere lo scudetto si capiranno più avanti. Mancano 13 partite, sono tantissime e noi dobbiamo preoccuparci di arrivare in condizioni buone a quelle decisive».