Inquilini morosi, è emergenza
PAVIA. Gli animi si scaldano sull'emergenza case a Pavia. E mentre Forza Nuova presidia il secondo stabile occupato in poco meno di un mese, in viale Sardegna, come «segno» di vicinanza agli italiani che perdono casa e lavoro senza riuscire ad accedere a case popolari e ammortizzatori sociali, sindacati di inquilini e proprietari cercano soluzioni per affrontare la morosità crescente.
«Siamo molto preoccupati dall'aumento degli sfratti in provincia e, in particolare, a Pavia: una quarantina dall'insediamento della nuova giunta», spiega Franco Vanzati, Cgil. Ma a Pavia non si è ancora arrivati a occupare le case sfitte in massa come a Milano. Secondo dati Aler in tutta la provincia sono cinque le case popolari occupate abusivamente, e anche dal sindacato degli inquilini, il Sunia, arriva la stessa percezione: «E' un fenomeno estremamente marginale, nonostante i segnali preoccupanti - conferma Pierluigi Albetti, Sunia -. In una città come Pavia c'è maggiore controllo sociale, sono i vicini che fermano le situazioni sul nascere. Ma i nodi stanno arrivando al pettine». La predizione di Albetti si basa su un dato: «Gli sfratti aumentano, e ai nostri sportelli il 50% di chi arriva non riesce a pagare l'affitto: la maggior parte ha subito un tracollo nell'ultimo anno, e non prevedeva di perdere il lavoro in maniera cosi repentina. Ma non possono accedere alle case popolari perché nel 2009 avevano un reddito, non avevano fatto domanda per l'alloggio e il fondo affitti. E cosi restano esclusi da tutti gli ammortizzatori sociali».
La metà delle famiglie che si trovano improvvisamente a rischiare di restare senza un tetto sopra la testa sono italiane. Per gli stranieri il consiglio che viene dato è spesso «di tornare a casa», allarga le braccia Albetti. «Il sistema non prevede ammortizzatori per l'emergenza: i Comuni erano attrezzati per affrontare i bisogni limitati, non più i numeri di oggi». Dopo la fase dei congressi partirà un'iniziativa della Cgil sull'emergenza casa e lavoro: «Chiediamo al Comune lo stop agli sfratti, e che i lavoratori in cassa integrazione possano essere utilizzati per ristrutturare le case popolari inagibili: il Comune risparmierebbe, pagando solo la difefrenza tra l'importo della Cig e il salario, i lavoratori avrebbero l'integrazione del reddito, e si risolverebbe in parte il problema». Se non si arriverà a un accordo con gli enti partiranno le occupazioni. Intanto alcuni proprietari non si fidano più ad affittare per paura di trovarsi poi inquilini morosi. «Noi proprietari - puntualizza Maria Luigia Aiani - abbiamo tutto l'interesse ora a mantenere i canoni più bassi per assicurare che il contratto sia onorato. La morosità si mantiene al 30%, ma cresce negli affitti commerciali».