Afghanistan, ucciso 007 italiano


ROMA. Nell'inferno provocato ieri a Kabul da un attacco kamikaze al quartiere Shahr-i-Naw, dove si trovano gli alberghi in cui alloggiano gli stranieri, è stato ucciso anche un italiano.
Si tratta di Pietro Antonio Colazzo, nato nel 1962 a Galatina, comune dell'entroterra salentino. Diverse fonti sostengono che Colazzo era un agente dell'Aise (Servizio di informazioni per la sicurezza esterna), ma il ministro degli Esteri Franco Frattini ha detto che l'italiano morto a Kabul era un consigliere diplomatico presso l'ambasciata italiana a Kabul. Colazzo, che parlava le lingue locali, da due anni si occupava del conflitto afgano ed era considerato «un uomo coraggioso» da chi lo aveva conosciuto. Ieri era l'anniversario della nascita del profeta Maometto e la capitale si preparava a celebrare l'avvenimento con molte manifestazioni. Le prime esplosioni si sono sentite alle ore 7 locali (in Italia erano le 3,20). Il boato si è sentito in tutta la città, recando danni a parecchi edifici, tra cui il più elegante centro commerciale a Kabul. Colazzo è stato sorpreso e ucciso nell'atrio di Park Residence Hotel mentre era al telefono. Il capo della polizia afgana, Abdul Rahman, ha detto che le informazioni fornite al telefono dal diplomatico italiano hanno salvato la vita di altri quattro italiani che si trovavano in quel albergo.
Secondo il portavoce dei Talebani, i guerriglieri impegnati nella battaglia di ieri a Kabul erano otto, tra cui due kamikaze che si sono fatti esplodere nei pressi di 'guest houses" dei due alberghi Safi Landmark Hotel e Park Residence. In quella stessa zona si trova anche l'Hamid Hotel. Subito dopo è cominciata una battaglia tra i ribelli e la polizia che è durata oltre due ore, mentre l'intera zona è stata sbarrata e si sono organizzati diversi posti di blocco. Il numero complessivo dei morti è 17, mentre più di 30 persone sono rimaste ferite. Tra le vittime ci sono, oltre al funzionario italiano, 10 indiani e un francese. «Un gruppo di mujahidin che aveva con sé armi leggere, pesanti e ordigni, sono entrati a Kabul - si legge in un comunicato dei Talebani in lingua pashtun e araba - e hanno attaccato in particolare un luogo dove si trovano gli stranieri».
L'attacco di ieri è la risposta dei Talebani alla massiccia offensiva 'Mushakerat" delle forze della Nato contro le zone controllate dai ribelli nel sud, a Helman, ma anche alle recenti stragi contro i civili afgani compiuti dai cacciabombardieri alleati. Preoccupa però l'alto numero degli indiani uccisi ieri dai Talebani. Il presidente afgano Hamid Karzai ha voluto precipare che la morte degli indiani «non altereranno i rapporti tra l'Afghansiatn e l'India». Ma si teme che l'attentato possa compromettere l'inizio di un difficile dialogo tra Pakistan e India cominciato lo scorso giovedi.
A Roma intanto si attende l'arrivo della salma di Colazzo e il presidente del Senato Renato Schifani ha chiesto al governo di venire al Parlamento per riferire su ciò che accaduto ieri a Kabul. La seduta è stata fissata per martedi.
Colazzo è un altro agente segreto morto e fa notizia ovviamente solo perché ha incontrato la morte nel suo lavoro. Prima di lui sono caduti Nicola Calipari in Iraq e Lorenzo D'Auria in Afghanistan.

Bijan Zarmandili