L'onda nera dal Po verso il mare
MANTOVA. Allarme e rabbia. Migliaia di uomini sulle sponde e i ponti, forze mobilitate su tutto il corso del Po, da Piacenza alla foce, per l'onda nera del petrolio che sta arrivando dal Lambro, dopo la fuoriuscita vicino a Monza di ben 3.500 metri cubi (pari a 3,5 milioni di litri).
Le macchie oleose sono ormai nel grande fiume: dopo il tratto fra Piacenza e Cremona, sono nel Parmense e scendono con la corrente verso le province di Mantova, Reggio Emilia, Modena, Rovigo e Ferrara. Si prevede che lunedi l'onda di petrolio avrà raggiunto il mare ai Lidi Ferraresi. E mentre la Procura di Monza indaga sull'apertura dolosa delle valvole del deposito della Padania petroli, ieri il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha fatto un sopralluogo e ha partecipato a un vertice in prefettura a Piacenza, insieme al governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani. Bertolaso si è mostrato prudente, ma ottimista. «Credo che nelle prossime 24 ore (oggi, ndr) la gran parte di questa massa oleosa sarà recuperata e poi, prima che arrivi all'altezza di Ferrara e ovviamente prima ancora che arrivi sul Delta, saremo in grado di recuperare tutto il resto».
C'è però grande allarme sulle sponde del Po e ancor più nei Comuni della costa adriatica che temono l'inquinamento e il disastro sulle spiagge di sabbia, da Comacchio a Riccione, Rimini, Cattolica. La Protezione civile prevede che l'onda nera percorrerà l'asta del Po in tre giorni arrivando al mare fra domenica e lunedi. Per qualche giorno si avvertirà molto forte il tipico odore degli idrocarburi e si vedrà una colorazione iridescente dell'acqua. Poi, modeste - si spera - quantità di petrolio si depositeranno sulle spiagge e in mare.
Ovviamente si cerca di fermare e raccogliere il più possibile attraverso barriere galleggianti che hanno una parte fuori pelo d'acqua alta 30-40 centimetri e una tendina zavorrata immersa per 40-50 cm. Le barriere vengono usate insieme a diseoleatori che aspirano e risucchiano le macchie oleose che, per il diverso peso specifico, restano in superficie.
Il disastro del Lambro e del petrolio finito in Po, in misura di circa 400-600mila litri, ha tenuto banco ieri alla Camera dei deputati dove il sottosegretario all'Ambiente Roberto Menia ha informato: «Martedi sono stati sversati nel fiume Lambro 3.500 metri cubi di gasolio per autotrazione», il depuratore di Monza «ne ha filtrati 2.500 metri cubi, mentre altri mille sono finiti nel Lambro». Non mancano le accuse di ritardi nel porre un blocco all'onda nera. Ma il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, le respinge: «Vorrei evitare le polemiche - ha detto in una conferenza stampa a Lodi - su come è stata gestita l'emergenza. Sono fatti dolosi non previsti e non programmabili». Si è fatto il massimo, ha aggiunto, «per limitare i danni che comunque restano gravi». Adesso però il coordinamento passa al Governo. Il ministro lancia poi un appello alla magistratura che ha aperto immediatamente un'inchiesta «a fare presto e accertare le responsabilità: è un attentato alla salute dei cittadini e all'ambiente». Già lunedi il Governo potrebbe decidere lo stato di emergenza «con somme ingenti».