Cascata di diamanti per decine di milioni

ROMA.Ville all'Argentario e a Porto Rotondo, residenze londinesi da due milioni e mezzo di sterline, motoscafi, auto di lusso, cassette di sicurezza, terreni e conti correnti bancari.
Ma soprattutto diamanti, tanti diamanti, che il gruppo va a comperare in Uganda e in Venezuela. Talmente tanti «serci», cosi li chiamano, da non riuscire più a ricordarsi dove sono stati nascosti.
Emerge anche questo dalle intercettazioni effettuate dal Ros a carico degli indagati della gigantesca operazione antiriciclaggio - nome in codice Broker - messa a segno dalla Procura di Roma.
«So salvi i diamanti?».Il 27 settembre 2007 Mokbel parla con Massimo Massoli, che è rientrato da Hong Kong dove è stato per movimentare i diamanti conservati in alcune cassette di sicurezza. Mokbel: «Allora..so salvi i diamanti?». Massoli «..No... manca un milione e sei». Mokbel: «In che senso?». Massoli: «un milione e seicentomila dollari..pari a 61 pietre...mancano dall'inventario». Mokbel «E come mai? Ma che pietre erano?». Massoli: «Pietre grosse...certificate....non ci sono neanche le garanzie». Mokbel: «Ma non è che non l'abbiamo mai portate qua e stanno a Honk Kong?». Massoli: «Ah Ge' io so preoccupato». Tanto preoccupato che per rimediare Mokbel pensa di fare una colletta: «Mettere 100mila a cranio» per rifare i soldi che mancano.
«La bolla? Io passo sempre».Il traffico di brillanti da riciclare compare anche in altri colloqui. Ad esempio quando Massoli spiega a Marco Toseroni (altro indagato) come funziona il sistema. Massoli: «Io passo sempre con i brillanti in tasca e anche con le droghe. Io passo sempre.. con la pezza di appoggio perché ce la devo avere. Se mi fermano ho una bolla ok?.. ma non mi ferma nessuno. Io a Fiumicino faccio passare quello che mi pare, senza problemi». Toseroni: «E quanto riesci a portare?». M.: «...un milione a colpo».
Il bestiario della banda.Dalla lettura delle carte emerge poi la fitta reti di contatti con personaggi legati alla malavita di cui l'organizzazione disponeva. Personaggi ai quali gli indagati si riferiscono citandone sempre soltanto i soprannomi.
Un vero bestiario che rimanda inequivocabilmente, come scrive lo stesso Gip, ad ambienti della banda della Magliana.
Ad esempio ci sono «il vecchio», «il pelato», «il tacchino», «er giraffa», «er quadrupede», «er mascella», «er bufalo», «er pirata», «er somaro», «er puzzola».
E poi ci sono gli inquirenti che in codice sono «gli asparagi», ci sono i finanzieri alias «i grigi infami» e poi i carabinieri ovvero «i neri quelli brutti».
«Il vile, il verme».Ma i rapporti all'interno della banda non sono sempre idilliaci. Lo dimostra un'intercettazione tra Mokbel e un uomo non meglio identificato. Mokbel: «Er caciotta... ha chiamato (Augusto Murri ndr) il caciotta e gli ha detto 'un memoriale... c'ho tutti i nomi, i cognomi de tutti quanti... de tutte le cose che abbiamo fatto... e l'ho portato a un notaio".... il vile, il verme, hai capito?».
600mila per andare in galera.Il broker Marco Toseroni parla con mister Lee, suo referente ad Hong Kong, ha bisogno di salvare un cliente e cerca quella che in gergo si chiama «pecora». Toseroni: «Volevo... se sei in grado di trovare qualcuno che sia disposto ad andare in galera per uno o tre anni o qualsiasi cosa... sono disponibile a pagare 100mila, 200mila fino a 600mila euro». Lee: «L'importante è pagamento in contanti». (n.a. e a.ce.)