Ufficialmente imprenditori E invece erano trafficanti
VOGHERA.In base a quanto è emerso dalle indagini il capo era Mario Scorza, che aveva come braccio destro il fratello Francesco. I due utilizzavano come copertura la loro attività di impresari edili. Sotto c'erano Assunta Onorato e Mario Rui Ferreira Cabeca, poi tutti gli altri. La droga veniva acquistata nel Milanese, a Pioltello e Rodano. Il fornitore principale era Romano Roveto, di Pioltello. Non c'erano mai contatti diretti, ma triangolazioni: il cliente si rivolgeva alla persona 'x", che a sua volta telefonava alla persona 'y" che poi mandava 'z" a Milano a prendere lo stupefacente. Ma spesso la quantità di cocaina a disposizione della banda era già sufficiente a smaltire l'ordine. Tra loro i componenti della banda parlavano calabrese stretto, in particolare la variante della zona di Cosenza, e si esprimevano con riferimenti cifrati: la polizia, che ha fatto centinaia di intercettazioni telefoniche, ha faticato non poco a tradurre. La polizia ha sistemato anche dei segnalatori satellitari sotto le auto dei sospettati, per seguire i loro spostamenti. La droga partiva dall'hinterland con auto o moto guidate per lo più Mario Scorza. Durante il tragitto sull'A7 il mezzo si fermava nella piazzola di sosta vicina al cimitero di Ghiaie di Corana, dove solo il guard rail separa l'A7 dalla provinciale: a quel punto Scorza passava la droga a un corriere locale (spesso Lichtenberger) che poi la portava in uno dei rifugi di Voghera (all'inizio la casa di strada Malvista). Scorza poteva cosi passare indenne a eventuali controlli a Casei. Poi la coca veniva tagliata e confezionata. Altri si occupavano dello spaccio, dopo contatti telefonici. Le consegne venivano fatte in locali pubblici affollati, naturalmente all'insaputa dei titolari. (p.fiz.)