Tromello, gli sfollati: la parrocchia paghi i danni
TROMELLO. Se il maltempo ha fatto slittare il rientro a casa atteso per il 28 febbraio, gli sfollati gettano le basi per un'azione collettiva di risarcimento. Gli undici sgomberati pretendono dalla parrocchia i danni morali, mentre per i materiali aspettano di tornare nelle rispettive abitazioni prima di sbilanciarsi.
Nei prossimi giorni i senza tetto alloggiati in albergo si incontreranno per decidere il da farsi: «Qualcuno deve rispondere delle condizioni in cui viviamo da tre mesi», protesta uno di loro. E dopo lo stop della scorsa settimana causa neve, il cantiere ha segnato una seconda battuta di arresto. Meteo permettendo martedi dovrebbe chiudersi la fase delle iniezioni di malte alla muratura esterna. Cosa che posticipa almeno alla prima settimana di marzo il verdetto dei tecnici sulla revoca di ordinanza di sgombero da cui dipende il rientro alla normalità delle 5 famiglie fuori casa dal 5 dicembre. «Sentiremo dei legali legaliper capire come muoverci - spiega una degli sfollati -. I danni esistenziali non ce li leva nessuno, anche se per il momento non sappiamo ancora a quanto ammontano. Per i danni materiali aspettiamo di vedere con i nostri occhi le conseguenze dell'umidità. E' un nostro diritto essere risarciti, nessuno di noi si accanisce. Gli operai stanno facendo i miracoli. Ma chi ha fatto in modo che la torre arrivasse sul punto di crollare?».
Prende dunque corpo l'azione collettiva da parte degli evacuati contro la parrocchia di San Martino, proprietaria del campanile. E sarebbe la seconda dopo la decisione della casa di riposo Opera Pia di via Carso di rivalersi su don Luciano Dall'O' per i 40mila euro persi a causa dell'emergenza, tra il trasferimento degli ospiti in palestra durante la prima settimana dall'sos, gli straordinari del personale, il blocco agli ingressi di nuovi anziani per via degli spazi ridotti.