L'ex partigiano pavese Alfredo Schiavi adesso deve giudicare le canzonette

PAVIA.Ha seguito il primo Festival di Sanremo nel 1951 alla radio. Oggi Alfredo Schiavi, 84 anni, originario di Pavia, ex partigiano della 52/ma Brigata Garibaldi, tipografo del Pci a Torino, fa parte della giuria del DopoFestival di Youdem, la tv del Partito democratico, e si prepara a una full immersion nel mondo della canzone italiana. «Dovevo sposarmi nell'ottobre del '51, pero' come tutti i ragazzi facevo le scappatelle. Ero in compagnia - racconta Schiavi, che da quattro anni vive a Sanremo - di una ragazza del Polesine. La radio era accesa e ho sentito 'Grazie dei fior" di Nilla Pizzi, che poi vinse. Dopo non mi sono particolarmente interessato al Festival. Lo vedevano in casa mia moglie, le mie due bambine. Mi ricordo Volare, Papaveri e Papere, l'Ave Maria di Caruso, la voce di Claudio Villa. L'Italia aveva bisogno di cantare per dimenticare certe cose. Al Festival di oggi dominano invece il presentatore, la scenografia». Del caso Morgan che ha accesso infinite polemiche dice serafico: «Io lo avrei fatto venire al Festival. Perchè nascondersi dietro alle parole dette pubblicamente?» «Oggi faccio parte del DopoFestival - racconta poi - per disciplina di partito ma anche perchè i giovani sono il futuro e la canzone fa parte della loro vita. La mia esperienza politica mi obbliga a seguire anche queste cose altrimenti uno non vive nella realtà». Sull'arrivo al Festival di Bersani (sabato) dice: «E' andato da Emilio Fede, può venire anche qua». Quello che non va giù ad Alfredo Schiavi è vedere tante persone, soprattutto anziani, «appoggiati alle transenne davanti all'Ariston o accalcati alle spalle di chi sta davanti a loro per avere la firma di Povia o Cristicchi. Per uno che viene da un'esperienza politica come la mia è inaccettabile. E poi a me questi cantanti non mi dicono niente. Io ho conosciuto Ivan Della Mea, sono molto amico di Fausto Amodei. Mi piaceva Luciano Tajoli».