Stop al programma su Bachelet
ROMA.Sparisce il programma dedicato al trentennale della morte di Vittorio Bachelet: sta sollevando una bufera uno dei primi effetti del regolamento per la par condicio in tv, che nei giorni scorsi ha avuto il via libera dalla Commissione di vigilanza Rai. Si tratta della puntata della trasmissione religiosa «A sua immagine» che, prevista per ieri alle 17 su Raiuno, conteneva una testimonianza di Giovanni Bachelet, deputato Pd e figlio del vice presidente del Csm ucciso dalle Brigate Rosse il 12 febbraio 1980 nell'atrio della facoltà di Scienze politiche della Sapienza, dove insegnava, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi.
«La trasmissione era stata registrata una settimana fa - racconta Bachelet - ma è stata cancellata perchè conteneva un deputato Pd, cioè me». Il parlamentare ha denunciato l'accaduto in quanto non è candidato alle elezioni regionali e nell'intervista non parlava di politica, ma di ricordi personali del padre e della piccola Bibbia che i genitori gli regalarono quando era bambino.
«Il conduttore Rosario Carello - racconta ancora Bachelet - mi ha spiegato che il nuovo regolamento della Rai è scattato 45 giorni prima delle elezioni e comprende la presenza di esponenti politici in qualunque trasmissione. Ma quella che è stata cancellata era un ricordo per il trentennale, che appunto capita ogni 30 anni». Una decisione che ha visto subito insorgere l'opposizione e i membri della stessa Commissione di vigilanza Rai. Per il presidente della Commissione Sergio Zavoli «è un atto di inspiegabile miopia, è l'indifendibile pretesa di scambiare per un atto politico il ricordo di un padre che fa parte della storia più dolorosa e memorabile del nostro Paese».
Indignata la vicepresidente della Camera Rosy Bindi per la quale la cancellazione è «vergognosa e offende la dignità di una famiglia e il sacrificio di Bachelet». Anche Giorgio Merlo, Pd, vice presidente commissione di vigilanza Rai, parla di «sfregio per la credibilità del servizio pubblico». E Nino Rizzo Nervo, componenente del Cda Rai, afferma che «la par condicio c'entra poco, qui siamo piuttosto di fronte a un esempio di ottusità burocratica». È poi «un'offesa alla memoria collettiva, alla storia del nostro Paese, alla famiglia e alle vittime del terrorismo» anche per il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera Massimo Donadi. Secondo Giuseppe Giulietti, parlamentare del Gruppo misto e portavoce dell'associazione articolo 21, i vertici della Rai «devono chiedere scusa alla famiglia Bachelet».
Per il presidente della Federazione della stampa, Roberto Natale devono invece trovare «un'adeguata riparazione» e aggiunge: «Lo zelo della burocrazia genera mostri». Intanto dalla Rai replicano che la par condicio prevede il divieto assoluto ai politici di partecipare a trasmissioni che non siano riconducibili a comunicazione o informazione politica a 45 giorni dalle elezioni, ma comunque assicurano che la puntata sarà proposta dopo le elezioni regionali. Fatto sta che ieri la trasmissione «A sua immagine» è andata in onda con una puntata su don Luciano Cantini, non prima però di ricordare «almeno con un applauso, il grande cattolico Vittorio Bachelet».