Ottobiano, stroncato a sedici anni
OTTOBIANO. Tutto il paese ha detto addio a Pietro Fiora, il 16enne stroncato nella sua abitazione di via Cairoli. La chiesa di San Michele non riusciva a contenere la folla di amici affranti per la scomparsa dell'adolescente colpito da distrofia muscolare sin dalla nascita.
Cordoglio unanime per la morte di un giovane che, da sempre, era la mascotte dell'oratorio parrocchiale, del centro estivo e di qualsiasi attività di volontariato promossa in paese. Arresto cardiaco la causa della morte, come conferma il padre Ugo, 52 anni, autotrasportatore. «Pietro si è sentito male in casa: abbiamo chiamato il 118, ma non c'è stato nulla da fare», dice Ugo Fiora, che nel 2002 aveva già perso la moglie Felicitas.
Ora la scomparsa di Pietro, una figura amata da tutti a Ottobiano e anche nei paesi limitrofi. «Devo ringraziare di cuore tutti i concittadini che hanno spinto la carrozzella di Pietro, che lo hanno fatto ridere e divertire nella sua breve vita - aggiunge il padre Ugo, che ha anche un secondo figlio, Dario - Un ringraziamento particolare anche al centro socioeducativo Il Melograno di Sannazzaro, che ci è stato molto vicino». Le esequie sono state celebrate dal parroco, don Piergiorgio Valdonio, e da don Riccardo Campari, ordinato sacerdote nel giugno scorso e per molti anni a fianco di Pietro nell'oratorio parrocchiale situato proprio di fronte alla chiesa.
In questi giorni la popolazione di Ottobiano, paese di 1.200 abitanti fra Lomello e Tromello, è affranta dal dolore. Piangono la morte di Pietro soprattutto i suoi coetanei e i bambini del Grest parrocchiale. «Al centro estivo che organizzeremo quest'estate non ci sarà l'amico Pietro, ma, ne siamo sicuri, ci proteggerà e ci guiderà dal cielo», dicevano in coro nel giorno dei funerali. Anche Isabella Ramaioli ricorda l'adolescente scomparso a soli 16 anni.
«Quando mi è stato chiesto di curarlo ho subito accettato: la paura era tanta perché non lo conoscevo bene, avevo paura di non capirlo e di non essere accettata, soprattutto perché la sua cara mamma era morta da poco - spiega - Mi chiedeva dov'era la mamma e io non sapevo come rispondere: allora Pietro si metteva a piangere e io lo prendevo in braccio. Giorno dopo giorno ci siamo affezionati e per me era diventato come un fratello».