Tenta di uccidere di botte il figlio adottivo
VITERBO. L'hanno arrestata con l'accusa di tentato omicidio del figlio, un bambino di cinque anni originario del Burkina Faso, adottato solo tre mesi fa. La donna, nigeriana, 50 anni, sposata da 25 con un italiano e residente a Viterbo. Tutto è iniziato il 2 febbraio.
All'ospedale di Viterbo era stato portato un bambino in condizioni gravissime. Era coperto di sangue, aveva lesioni al fegato e alla testa. La madre diceva che era stato investito da un'uto pirata. Versione però che non aveva convinto gli agenti. Che ora ipotizzano ben altro. La donna avrebbe portato il figlioletto in una strada di campagna, alle porte di Viterbo, qui lo avrebbe colpito con un oggetto pesante alla testa, provocandogli un profondo taglio dalla fronte alla nuca, e al corpo lesionandogli il fegato. Lei è poi risalita a bordo della sua auto lasciando il bambino a terra in una pozza di sangue.
Ma in quel momento un automobilista si è fermato accanto al corpo del bimbo, chiamando la polizia. La donna, vistasi scoperta è tornata indietro e, accompagnata dagli agenti, ha portato il piccolo in ospedale. «E' sceso dall'auto per fare la pipi ed è stato investito», ha detto in lacrime.
Quando il bambino, poi trasferito all'ospedale Gemelli di Roma, si è ripreso, grazie al lavoro di un gruppo di neuropsichiatri infantili e di un interprete (perché il piccolo parla solo il morii, dialetto del suo paese d'origine, è riuscito a mimare le percosse utilizzando un orsetto di peluche e una lavagna. Davanti ai medici il bambino ha picchiato l'orsetto e gli ha sbattuto più volte la testa con violenza. Il giorno del fatto il padre era ricoverato in ospedale per un intervento, dopo ha sempre creduto alla versione della moglie. «Sono incredulo e sconcertato», ha detto ieri quando i poliziotti hanno prelevato la donna con l'accusa di tentato omicidio portandola nel carcere femminile di Civitavecchia.