«L'euro non è in discussione»


BRUXELLES. Il Parlamento europeo ha dato ieri il via libera alla seconda Commissione guidata dal portoghese José Manuel Durao Barroso, in sala d'attesa ormai da quasi quattro mesi.
Lo spettro dell'insolvibilità che grava su alcuni paesi della Ue e l'affacciarsi di pesanti speculazioni finanziarie nei confronti dell'euro hanno fatto cadere le ultime reticenze nell'Assemblea di Strasburgo che ha approvato la compagine di Barroso, l'istituzione che ha il compito di proporre le leggi e di farle rispettare nell'Unione europea, con 488 ‘si' contro 237 ‘no'. Il voto ha unito popolari, socialisti e democratici che hanno voluto colmare il vuoto di potere ai vertici della Ue venutosi a creare per ritardi nell'approvazione del Trattato di Lisbona, per la litigiosità di alcuni Paesi nell'assegnazione di importanti portafogli in seno al nuovo esecutivo e per le dimissioni della candidata bulgara.
Barroso, in un momento in cui si parla di far uscire dall'euro la Grecia, il Portogallo e la Spagna per la crisi economica in cui sono piombate, e a causa dei loro crescenti deficit pubblici, davanti agli eurodeputati ha difeso a spada tratta la moneta unica e ha reclamato urgenti misure economiche a breve e a lungo termine. «L'euro ha protetto i paesi che l'hanno adottato - ha detto Barroso - e ha la capacità di gestire la crisi. Una crisi che non è nata nell'area della moneta unica, ma è venuta da fuori e per i Paesi che ne fanno parte sarebbe stata più grave se non avessero avuto come difesa lo strumento dell'euro».
I fondi speculativi, secondo notizie provenienti da Londra, stanno puntando quasi 8 miliardi di dollari sul ribasso a breve della moneta unica, ma il presidente della Commissione ha sottolineato che la Grecia sta già attuando un piano di risanamento sotto il controllo di Bruxelles e che Atene ha annunciato che «ci sarà un incremento dell'età pensionabile di due anni entro il 2015 e che sarà equiparata tra uomini e donne entro il 2013». Meno ottimista sulla situazione greca è apparso invece il Commissario uscente agli Affari monetari Joaquin Almunia che ne ha denunciato di fronte al Parlamento un possibile «effetto contagio» pur tuttavia respingendo un intervento del Fondo monetario.
Il presidente della Commissione, accusato in passato di inerzia e di mancanza di ogni iniziativa di fronte alla crisi, ha assicurato che l'esecutivo prenderà immediati provvedimenti nei settori delle energie rinnovabili e del risparmio energetico e a favore della coesione sociale che rischia di incrinarsi per l'alto tasso di disoccupazione.
Una diminuzione, non traumatica, non dovuta quindi alla bancarotta della Grecia, del valore della moneta unica di fronte al dollaro rilancerebbe le esportazioni europee - questo fa sospettare che dietro la speculazione non vi siano solo i fondi a rischio - e rimetterebbe in moto la crescita oggi calata ai livelli dei primi anni '90. D'altro canto, il deprezzamento dell'euro potrebbe ridare slancio all'inflazione, una parola che solo a pronunciarla fa drizzare i capelli in testa al presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet con cui Barroso avrà un faccia a faccia durante il vertice straordinario dei capi di stato e di governo dei Ventisette in programma domani a Bruxelles.

Alfredo Betti