«Trame della procura di Palermo»
ROMA.Dell'Utri e i legali di Berlusconi annunciano querele, il Pdl grida alla farsa, la Lega tace, le opposizioni si dividono. Scatenano un putiferio le dichiarazioni di Ciancimino Jr al processo Mori. «Invenzioni che sconfinano nella pazzia e dietro le quali c'è un disegno criminoso della procura di Palermo. Non mi farò da parte, lo querelo», commenta per primo il senatore Marcello Dell'Utri, già condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa (processo ora in appello).
Subito dopo, il commento dell'onorevole, e avvocato personale del premier, Niccolò Ghedini. «Quelle di Ciancimino non sono solo parole destituite di ogni fondamento, ma anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica. Si vuole delegittimare il governo che ha condotto la più severa offensiva contro la mafia. Ma sono dichiarazioni diffamanti di cui Ciancimino dovrà rispondere all'autorità giudiziaria», ha detto Ghedini mentre le accuse a Forza Italia, «non stanno né in cielo né in terra» nemmeno per il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Le opposizioni intanto si dividono. Da una parte Antonio Di Pietro che ieri ha presentato l'Idv come «l'alternativa al governo pidusita, fascista e, se fosse vero quel che dice Ciancimino, anche paramafioso di Berlusconi». Dall'altra il leader dell'Udc Pierferdinando Casini per il quale «ritenere che Forza Italia sia un prodotto della mafia significa non solo offendere milioni di elettori, ma soprattutto falsificare profondamente la realtà». Quanto a Di Pietro, «se questa è l'annunciata svolta politica, allora forse facevamo bene ad essere un pochino diffidenti», aggiunge Casini.
In disaccordo con Di Pietro anche Pino Arlacchi, padre della Direzione investigativa antimafia e oggi eurodeputato dell'Idv: «Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. Sono storie già viste e sentite che non giovano altro che a Berlusconi. Si vuole sollevare un gran polverone e screditare cosi i pentiti in generale».
Ma sulle rivelazioni di Ciancimino Jr ci sono anche altre opinioni. «Mi convince e non mi convince. Mischia cose vere e cose false e per questo serviranno riscontri esterni. Per ora fa parlare un morto e i morti non sono attendibili», commenta Giuseppe Di Lello, per anni collega di Falcone e Borsellino.