«50 litri d'acqua gratis a ogni pavese»
PAVIA. Almeno 50 litri d'acqua gratis al giorno per ogni pavese e una modifica allo statuto comunale che metta nero su bianco che il Comune si terrà la proprietà degli acquedotti: da sinistra e associazioni parte il contrattacco alla 'privatizzazione" dell'acqua.
A sostenere la campagna per rivedere il progetto di riforma delle reti idriche che prevede l'ingresso dei privati nella gestione e nell'erogazione dell'acqua potabile che arriva ai rubinetti di 500mila abitanti della provincia di Pavia ci sono 4mila firme raccolte in poco più di un mese.
«Firme che consegneremo al sindaco Alessandro Cattaneo», spiega Giovanni Giovannetti a nome di un vasto arcipelago di partiti e associazioni che comprende la federazione della sinistra, Sinistra e libertà, la lista 5 stelle, la lista Insieme per Pavia, il gruppo 'Cambiamo" e, ovviamente, il forum 'Acquabenecomune".
«Le firme e la petizione servono a chiedere formalmente di modificare lo statuto comunale - spiegano i rappresentanti del gruppo -. Si deve scrivere che Pavia ritiene l'acqua un bene pubblico e non una merce, e che pertanto il servizio idrico integrato viene dichiarato servizio pubblico senza scopo di lucro. E che il Comune garantisce ad ogni cittadino 50 litri di acqua al giorno gratuitamente: è la quantità che l'Organizzazione mondiale della sanità ritiene necessaria per mantenere livelli adeguati di salute ed igiene».
La commissione per la modifica dello statuto si riunirà mercoledi: «Se a quella data non avremo risposte, faremo partire un referendum comunale per evitare la privatizzazione dell'acqua.
E a questo punto si entra nella fase più complessa: spiegare cosa davvero sta accadendo attorno all'acqua, bene primario finora gestito localmente (comune per comune), ma che ormai deve essere gestito a livello provinciale. Il problema è: a chi affidare la gestione di acquedotti, fogne e depuratori? E a chi l'erogazione dell'acqua fino al rubinetto di casa? La Regione Lombrdia aveva emanato una legge che prevedeva la divisione dei due compiti e affidava all'Aato il compito di indire una gara d'appalto per trovare i gestori. Poi, però, la Cassazione ha bocciato la legge e Pavia, provincia pilota in Italia, è rimasta in mezzo al guado. L'altro giorno i sindaci della provincia (i soci dell'Aato) dovevano decidere se affidare tutto alle Asm aspettando che queste facciano una gara d'appalto per far entrare un privato, ma la neve ha fatto saltare la riunione. E ora i movimenti rilanciano: cambiamo la legge perchè il privato non deve entrare nella gestione dell'acqua. «Nemmeno come socio di minoranza - spiegano - perchè il rischio è che i costi e i consumi vadano fuori controllo».