Termini, sale la tensione
ROMA.La tensione a Termini Imerese resta altissima, con uno stato di mobilitazione permanente di operai e impiegati, aiutati dalle loro famiglie. I lavoratori dello stabilimento, non appena si è sparsa la notizia della deludente conclusione dell'incontro del tavolo romano, hanno scioperato spontaneamente abbandonando la linea produttiva del reparto montaggio e si sono uniti nel piazzale esterno al sit-in di una ventina di sindaci del comprensorio con l'arciprete Francesco Anfuso. Il sacerdote punta il dito su «chi è rimasto in silenzio dopo le parole del Santo padre che ha richiamato tutti al senso di responsabilità». Anche il segretario della Fiom di Termini, Roberto Mastrosimone, non nasconde la sua delusione sull'incontro romano: «Il nostro giudizio sull'incontro è negativo» perché la Fiat non solo conferma lo stop della produzione alla fine del 2011 e vuole prepensionare metà dei dipendenti «ma è disponbile soltanto a cedere le strutture senza impianti. Insomma smantella e va via».
Questa mattina i sindacati dei metalmeccanci incontreranno nella sede municipale di Termini Imerese i sindaci del territorio per fare il punto della situazione e mettere in campo nuove iniziative di mobilitazione sino alla prossima riunione del tavolo del 5 marzo. In programma anche una nuova assemblea generale in fabbrica.
Anche i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco hanno effettuato un presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico chiedendo la difesa del posto di lavoro e la riassunzione dei precari licenziati nelle scorse settimane. I sindacati siciliani a loro volta respingono «qualunque ipotesi di smantellamento» e chiedono, come ribadisce la segretaria regionale della Cgil Mariella Maggio, «che il governo prenda in mano la situazione e valutino anche altre offerte, purché credibili». Forze politiche, istituzioni e sindacati non vogliono accettare una chiusura dello stabilimenti e non immaginano un futuro del comprensorio e della Sicilia senza la produzione di automobili. Anche perché le manifestazioni di interesse per ora sono avvolte nel buio.
«C'è un orizzonte di confusione - attacca il segretario del Pd, Pierluigi Bersani - c'è il problema della Fiat ma non solo quello. Ci hanno raccontato che il peggio è alle spalle e questo ci ha disarmato. Invece di soprassalto ci siamo resi conto che la crisi ci sta mordendo». Parlamentari e dirigenti del Pd hanno incontrato ieri a Roma i sindacati e una delegazione di lavoratori della Fiat di Termini Imerese e di Pomigliano d'Arco. Per Stefano Fassina, responsabile economico del partito, si tratta di due «grandi questioni nazionali» mentre accusa il governo di «passività». (v.l.)