Montezemolo: «Dallo Stato mai un euro»
ROMA. Mentre va di scena il duello tra Fiat e governo sui sostegni pubblici all'azienda torinese, per i lavoratori di Termini Imerese comincia un altro mese di incertezza. Il tavolo di confronto sul destino dello stabilimento si è concluso con poche novità e un rinvio al 5 marzo.
Per quella data l'Invitalia, l'advisor nominato dal governo, dovrà valutare le proposte per la riconversione dello stabilimento siciliano (ma già l'Ikea si è chiamata fuori) che la Fiat vuole chiudere nel 2011 senza proporre alternative occupative. Il Lingotto propone praticamente di accollare allo Stato parte dei dipendenti: circa la metà degli addetti di Termini (806 su 1658) hanno i requisiti per la mobilità con l'aggancio alla pensione. Argomento questo che non convince né i sindacati né la Regione Sicilia che puntano invece al mantenimento sia del polo industriale sia dei livelli occupazionali.
«Siamo solo agli inizi - dice il responsabile Fiom del settore auto Fiom, Enzo Masini - e va evitato il tentativo della Fiat di ridurre la discussione sul piano industriale solo a Termini e il problema occupazionale all'uscita dei lavoratori in mobilità verso la pensione». Il tavolo non ha soddisfatto nemmeno la Uilm: «i problemi reali non sono stati affrontati».
Il presidente della Fiat, Luca di Montezemolo ieri ha cercato di «spezzare» l'accerchiamento dell'azienda dopo le dichiarazioni di Marchionne di scegliere la linea delle mani libere rifiutando gli eco-incentivi. «Bisogna fare attenzione - spiega Montezemolo - a non fare confusione: gli incentivi sono un sostegno ai consumi e non soldi dati alle aziende». Nella difesa dell'azienda torinese si è tolto qualche sassolino affermando che «da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato» suscitando un'ondata di critiche bipartisan. «Siamo alle barzellette» commenta il ministro leghista Calderoli, mentre il suo collega Scajola ricorda che la Fiat è cresciuta anche «con l'aiuto dei governi». «Montezemolo è come Pinocchio, sono 50 anni che la Fiat riceve finanziamenti» incalza Paolo Ferrero della Federazione della Sinistra. «Bugia grossolana» gli fa eco il senatore siciliano del Pd, Giuseppe Lumia.
A sostegno della Fiat scende in campo per il secondo giorno di seguito la leader confindustriale, Emma Marcegaglia, secondo la quale Termini va chiusa: «Se si fanno stabilimenti anche fortemente sussuidiati - afferma - ma che non hanno una ragione economica non c'è incentivo che tenga». Il tema vero, aggiunge, «è quello di reimpiegare le persone». Ma è proprio su questo versante che la nebbia è fitta. Per la Fiom c'è la disponbilità a discutere su un altro produttore di auto «solo se si incrementano i livelli occupazionali». E Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, che ieri ha partecipato al tavolo ministeriale insiste: «A Termini deve restare la produzione di automobili e ci opponiamo a qualunque ipotesi di vendita di stoviglie o lampade da tavolo». La Sicilia investirà 350 milioni nelle infrastrutture del sito industriale.
I sindacati confederali insistono con la Fiat perché cambi il piano industriale e scelga di restare in Italia con le sue produzioni. «Se si producono automobili si produce ricchezza» insiste Angeletti, segretario della Uil mentre Epifani, leader della Cgil spiega che il Lingotto farebbe bene a riconsiderare la chiusura di Termini: «L'interesse del Paese è mantenere un'industria forte» nel Sud.