«Due cuori solitari e una casa nel bosco»

VARESE. Un amore da favola. Tiziano Sclavi e sua moglie Cristina vivono in simbiosi, 24 ore su 24, da 15 anni. «E non ci basta mai!», dichiarano. Nella loro villa immersa nei boschi del varesotto il maestro del brivido - che è originario di Broni, ha vissuto a Certosa e ha studiato a Pavia - e la sua dolce metà trascorrono la maggior parte del tempo con i loro cani e le due gatte.
Leggono, ascoltano musica, guardano film e giocano (al computer e con gli amici). Non escono a cena, non vanno al cinema, non fanno viaggi. «Per noi festeggiare vuol dire stare insieme con le nostre piccole cose, chiusi nel nostro mondo. Non abbiamo bisogno di grandi stimoli dall'esterno (se abbiamo piacere di vedere gli amici li invitiamo da noi) e siamo molto abitudinari, senza mai soffrire di noia» racconta Cristina, che al contrario di Tiziano ha avuto piacere a parlare del loro amore.
«Io sono cresciuta leggendo le storie di Tiziano sul Corriere dei Piccoli. Mio zio era il suo psicanalista, e anche se l'etica non lo permetterebbe, lo amava come un figlio. Lo portava in palmo di mano, parlava continuamente di lui e mi dava da leggere ogni sua pubblicazione. Tiziano era un mito, e lo sentivo tremendamente simile a me, anche e soprattutto nel suo rapporto con la morte».
Cosa significa?
«Allora avevo 22 anni (Sclavi ne aveva 40, ndr.), era un periodo buio della mia vita, e dopo aver letto un articolo di Ferruccio Geromini che raccontava del rapporto di Sclavi con la morte capii che dovevo parlare con lui. Chiesi il suo indirizzo e gli scrissi una lettera. Mai più avrei pensato che mi rispondesse. Invece mi telefonò, ci incontrammo e ci scappò subito un bacio».
Sclavi, che notoriamente detesta uscire di casa, la invitò fuori per un appuntamento?
«No, fui io ad andare nella tana del lupo, ma ne valse la pena, anche se all'inizio non fu semplice».
In che senso?
«Ci vedevamo solo nei week end, allora studiavo giurisprudenza e il tempo a nostra disposizione era poco. Avevamo entrambi altre priorità e un po' di paura».
E ora, quali sono le sue priorità?
«Tiziano è la mia priorità, la mia patria, il mio porto sicuro. Non avrei mai immaginato potesse accadere: quando ero una ragazza desideravo cose diverse, volevo una carriera, non pensavo che potesse realizzarmi cosi pienamente far solo la moglie».
Nessun rimpianto?
«No. Non ho dovuto adattarmi, se è questo che intende. Anch'io in fondo sono cosi, non è stato difficile capirlo (capirmi) e seguire la mia vera natura. Io e Tiziano ci appoggiamo l'un l'altro. Ciò che piace a lui istintivamente piace anche a me, e viceversa».
Non discutete mai?
«È raro. Al limite discutiamo mentre condividiamo lo stesso immaginario, ma non abbiamo mai opinioni diametralmente opposte».
Sclavi uomo e artista, due facce della stessa medaglia?
«Semmai due parti di un intero che si sovrappongono, senza coincidere. Anche se a dirla tutta il maestro del brivido ha una gran paura dei ragni e dei pipistrelli, e non calpesta i fili d'erba per paura di far loro male. Tiziano è un uomo che protegge e ha rispetto per la vita, è un marito attento, sempre presente, capace di capire e ascoltare e molto generoso. Ogni giorno per esempio mi fa un regalo, dal libro di Derrida alla borsa di Chanel al suo 'male di vivere", perché in amore anche saper dare la propria fragilità è un grande dono».
Le chiede mai la sua opinione riguardo a cose di lavoro?
«Si, anche se la teme, perché dice che sono una critica troppo severa».
E nemmeno in quel caso vi trovate ad avere opinioni divergenti?
«Le sembrerà strano ma no. Su una cosa solo la pensiamo diversamente: sull'utilità della psicanalisi. Siamo stati entrambi in analisi per diversi anni, ma mentre io credo ancora nella parola e nell'inconscio per Tiziano è un capitolo chiuso, anche se c'è sempre spazio fra noi per il rispetto della differenza».

Chiara Argenteri