Falchi, colombe e cavalieri

ROMA. «Una norma che non condivido, non credo uscirà da quella commissione». E' il ministro Maroni a dare il secondo stop al disegno di legge sulla stretta ai pentiti presentato dal senatore Pdl Valentino. Ieri era stato il ministro Alfano a dirsi contrario. Quelle norme, che renderebbero inutilizzabili le dichiarazioni dei pentiti, sembrano spacciate se due ministri di peso si mettono di traverso.
«Non c'è spazio per aprire altri fronti», aggiunge anche il capogruppo in Senato Bricolo, schierando tutta la Lega sul fronte del «no». Sull'altro fronte, in difesa del provvedimento Valentino, c'è però Gasparri, capogruppo del Pdl, per il quale il Parlamento «ha tutto il diritto di discutere norme che regolino il ruolo dei collaboratori di giustizia».
Lo scontro tutto interno al centrodestra viene liquidato come «sensibilità diverse», nei commenti in Transatlantico della maggioranza. Ma da diverse settimane, specie sui temi giudiziari, è tornata la guerra tra falchi e colombe. Il senatore ex An, Valentino non è un «semplice parlamentare», come l'ha definito il ministro Maroni, ma pur sempre il vice di Niccolò Ghedini che presiede la consulta sulla Giustizia. La fronda contro l'avvocato deputato del premier Berlusconi si va ingrossando e ieri qualche mal di pancia è affiorato nei numeri dell'unico voto segreto sul legittimo impedimento. Un emendamento dell'Udc che mirava a restringere le possibilità per il premier e i ministri di chiedere il rinvio delle udienze è passato per soli 14 voti. La modifica era stata in parte concordata dai pontieri del Pdl con i centristi, ma rifiutata in maniera netta da Ghedini. Sarebbero stati proprio quei tecnici in materia di giustizia a far scattare il segnale: ai 267 voti dell'opposizione si sono aggiunti 4 franchi tiratori dai banchi della maggioranza per un provvedimento che invece aveva la strada spianata. Un percorso al quale aveva lavorato accuratamente negli ultimi giorni il relatore Enrico Costa della pattuglia degli avvocati in ascesa, e sempre più ascoltato nei piani alti del Pdl.
Affidandogli il nomignolo di «legge ponte», il legittimo impedimento è stato archiviato col proposito di lavorare nei prossimi mesi a modifiche costituzionali, una riedizione del «lodo Alfano» o la nuova immunità parlamentare alla quale mirano i fedelissimi del premier perché lo terrebbe lontano dalle aule giudiziarie fino al termine della sua carriera politica. Un ordine del giorno approvato dalla maggioranza e dall'Udc a fine seduta, impegna il governo in questa direzione. Sondaggi alla mano però il centrodestra sa che la gran parte dei cittadini non approverebbe il ritorno all'immunità, cosi com'era prima di Mani pulite. Nei giorni scorsi il ministro della Gioventù Giorgia Meloni aveva dichiarato le sue forti perplessità e pure il presidente della camera Fini aveva messo in guardia che questa possa «diventare una nuova impunità».

Nicola Corda /