Radio in negozio, la stangata

GARLASCO.Tassa sul sottofondo musicale: i conti non tornano ed esplode la polemica. Bar, artigiani, negozi, alberghi - dove basta una radio accesa a giustificare le fatture dal Consorzio dei fonografici Scf - denunciano errori negli avvisi di pagamento emessi di questi giorni. Che sono stati recapitati anche a chi la radio non ce l'ha, spesso in funzione di un calcolo dell'ampiezza dei locali sbagliato e sempre con una quota fissa di 25 euro dovuta per il sopralluogo dei tecnici del consorzio. Ma nessuno dei diretti interessati ha visto tecnici. All'Ascom i telefoni sono roventi. «Stiamo stilando l'elenco dei negozianti che non devono pagare - ha spiegato il referente cittadino Stefano Albanesi -. Anche la quota fissa per il tecnico andrebbe scorporata. Hanno ragione i commercianti: non si è visto nessuno». Si parla di cifre dai cento ai 600 euro calcolate sulle metrature commerciali previste dagli articoli 72, 73 e 73 bis della legge 633 del 1941 sui diritti di autore, che vanno versate per la diffusione in pubblico di musica da radio, tv, lettori cd, computer a beneficio delle case discografiche. Altro rispetto ai compensi dovuti alla Siae. «Di fatto stiamo parlando della stessa cosa - puntualizza Paolo Amisano di Ascom - . Non possiamo farci niente, purtroppo. Il balzello, l'ennesimo, è previsto dalla legge». A Garlasco i negozi sono sul piede di guerra. «Qui non c'è l'ombra di una radio - ha protestato il titolare di un alimentare -, eppure mi chiedono 122 euro». Somma analoga a un altro negozio con musica diffusa da una radiosveglia nel retrobottega che secondo Ascom però rientra tra i casi da depennare dall'elenco del consorzio fonografici. Anche le metrature riportate nelle fatture il più delle volte sono sbagliate. «Rivolgetevi subito alla associazioni di categoria», dice l'assessore al Commercio Piercarlo Collivignarelli. A Vigevano Ascom sta raccogliendo le autodichiarazioni dei negozianti raggiunti da fatture sbagliate o ingiustificate.

Simona Bombonato