Obama lancia la sua nuova sfida
NEW YORK.A Washington esiste un deficit che si misura non soltanto in dollari, ma anche in fiducia. Lo ha detto Barack Obama mercoledi sera durante il suo primo discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato davanti al Congresso in seduta congiunta. Il presidente ha parlato per un'ora evidenziando le misure che il suo governo intende prendere per cercare di contenere il deficit federale. Ma Obama ha colto anche l'occasione per sottolineare che mai come ora gli americani provano un senso di sfiducia nei confronti del potere politico. E ha richiamato deputati e senatori, democratici e repubblicani, a impegnarsi per lavorare insieme al fine di risolvere i problemi che stanno paralizzando l'America.
Per Obama il discorso sullo Stato dell'Unione rappresenta una svolta o meglio, come hanno evidenziato alcuni analisti, è come se avesse premuto il pulsante sul computer che resetta il sistema operativo. In altre parole, dopo un anno difficile e pieno di inciampi, il presidente dice di ripartire da zero. E cosi dicendo si assume la responsabilità di alcuni degli errori commessi, compreso quello di non avere saputo articolare in modo chiaro la riforma del sistema sanitario.
A questo proposito in Campidoglio Obama ha incoraggiato i membri del Congresso a impegnarsi perché la riforma venga attuata. «Siamo cosi vicini al traguardo che sarebbe una tragedia perdere l'occasione di realizzare un riforma che ha deluso molti presidenti sia democratici che repubblicani da quasi un secolo».
Ma è stata l'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro, non la riforma della sanità, al centro del suo intervento. Obama ha lanciato varie iniziative volte a abbattere le imposizioni fiscali sulle piccole imprese per favorire l'occupazione che su scala nazionale supera il 10 per cento.
Più di ogni altra cosa è stato soprattutto il tono a lanciare un nuovo segnale. Obama è apparso più battagliero del solito, meno propenso alla mediazione e questo atteggiamento è stato rilevato perfino nei piccoli simboli, come per esempio la cravatta rossa che sfoggiava l'altra sera (a Washington il blu e l'azzurro comunicano intenzioni conciliatorie, il rosso lancia un messaggio agguerrito).
Obama ha preso di punta perfino i giudici della Corte Suprema che mercoledi erano seduti in prima fila davanti al presidente. «Non credo che le elezioni debbano essere controllate da potenti interessi privati americani o, ancora peggio, da interessi stranieri», ha detto il presidente facendo riferimento alla controversa sentenza dell'Alta Corte che permette ora alle corporation di contribuire alle finanze di campagne elettorali.
È la prima volta nella storia del discorso sullo Stato dell'Unione che un presidente attacca direttamente un ramo del potere, ma le sue parole sono piaciute sicuramente all'ala liberal dell'elettorato.
Mentre si attendono i sondaggi per determinare se l'opinione pubblica crede alle parole del presidente, già si può osservare un risultato positivo: Obama ha ottenuto parecchi applausi anche da parte dei 'congressman" repubblicani.