E ora il rischio epidemie si fa altissimo

SOLTANTO nella capitale Port au Prince sono ottocentomila gli sfollati da assistere. Quasi un milione di bocche da sfamare sparse nei 591 accampamenti di fortuna sorti per le strade. E poi ci sono almeno altre 235mila che hanno lasciato la città per raggiungere altre località dell'isola. Sono questi i dati del primo censimento del dopo terremoto diffuso ieri dalle Nazioni Unite.
Ma le dimensioni dell'emergenza umanitaria che si sta consumando ad Haiti sono ovviamente maggiori perchè non solo Port au Prince è stata rasa al suolo dal sisma. Ovunque ci sono profughi e feriti che aspettano aiuto in condizioni igieniche spaventose. «Continuiamo a curare gente che non è stata in grado di arrivare negli ospedali e il rischio di epidemie è altissimo», denuncia il portavoce della ong inglese Save the Children, che da ieri è riuscita ad arrivare con due cliniche mobili sulle macerie di Leogane.
«La pressione sulle strutture sanitarie dell'isola non cala. Abbiamo una valanga di infezioni e complicazioni da cure improvvisate», confermano anche gli operatori di Medici senza Frontiere. I camici bianchi di Msf, però, da ieri possono almeno contare sul loro ospedale gonfiabile (e su una montagna di materiale portato a destinazione da «Esperanza», la nave di Greenpeace). E intanto anche le prime cucine da campo della Croce rossa italiana hanno cominciato a funzionare. «La tensione e le violenze si stanno allentando - raccontano dalla prima linea - e pian piano la distribuzione degli aiuti procede». Sul luogo del disastro, intanto, nelle prossime settimane arriverà anche la forza di polizia decisa ieri dalla Ue: trecento agenti - per metà carabinieri italiani e per metà gendarmi francesi - che sotto l'ombrello della missione Onu Minustah contribuiranno a garantire la sicurezza e la stabilizzazione del paese. Della forza in procinto di partire dovrebbero far parte anche una sessantina di poliziotti olandesi e una trentina di guardie civili spagnole.(n.a)