Picnic della merla risalendo in barcé il Ticino gelato


PAVIA.Un bel picnic sul fiume gelato. Cosa c'è di meglio nei giorni della merla che rifocillarsi, con tanto di bollito misto, su una spiaggia del Ticino? Molti sicuramente hanno un elenco sterminato di alternative nei giorni che la tradizione popolare considera i più freddi dell'anno, ma non il Club dei Vogatori Pavesi e l'Associazione Mangialoca. Cosi, domenica 31 gennaio, decine di persone si troveranno sulla spiaggia della riva destra del Ticino, di fronte a Torre d'Isola, per un bel pranzetto all'aperto con il meglio delle specialità culinarie pavesi e tanto di ombrelloni: potrebbe anche nevicare, come l'anno scorso.
Da tempo la Mangialoca organizza sul fiume due feste: quella del giorno più lungo (e più caldo) e quella del giorno più corto (e più freddo). Il Club Vogatori Pavesi si è unito all'iniziativa pensando bene di raggiungere la festa in barcé. Partita in sordina tra appassionati di voga e cucina, o viceversa, l'iniziativa negli anni ha raccolto sempre più adesioni, fino ad arrivare, domenica prossima, al tutto esaurito. «Metteremo in acqua 20 barche da due e quattro vogatori. I nostri amici della Società Settemari di Venezia, con cui siamo gemellati, hanno già prenotato da novembre», dice Angelo Bricchi, socio del Club.
Con il freddo come la mettete? «Dopo 10 minuti di voga senti già il caldo. Anzi devi vestirti in modo adeguato per non sudare», spiega Bricchi. «La voga è un gesto atletico particolare, che muove tutto il corpo, armonico: uno sport completo che ti porta in mezzo alla natura, nel silenzio, lontano dal traffico», aggiunge Pier Vittorio Chierico, vice presidente del Club. Insomma, il picnic della merla è un pretesto «mangereccio» per dimostrare che si può vivere il fiume in tutte le stagioni. «Anzi, d'inverno il Ticino è ancora più affascinante: non ci sono motoscafi, in pochi minuti sei circondato dal canto di decine di uccelli e da animali», racconta Luigi Migliavacca, borghigiano doc e socio del Club. Luigi, che nel silenzio della notte fonda dalla sua stanza ascolta lo sciabordio dell'acqua come una ninnananna, è legato al fiume da quando suo padre costruiva i barcé, che allora erano in legno: larice resinoso per fondo e sponde, rovere e robinia per le ordinate. I maestri d'ascia oggi sono stati sostituiti dall'alluminio, meno costoso, più solido e semplice nella manutenzione. Il Club tiene ancora un barcé in legno, reliquia della tradizione, più da esposizione che da sport.
«Prima è nata la scuola di voga, su una zattera qui in Borgo, poi è nata l'Associazione che ha comprato la casa sul fiume in via Milazzo, facendone la nuova sede», racconta Chierico. «Quando noi iniziammo, potevamo ancora contare su campioni nazionali di voga alla veneta degli anni Trenta, quando sul fiume si lavorava e si viveva: Ovidio Brusa, Giovanni Spairani, Gaetano Noè e Celestino Radici. Allora c'era il tour delle gare di campionato italiano: Venezia, Salò, Lago Maggiore, Torino, Cremona, Piacenza, Pavia, con una finale ogni anno, dalla fine dell'Ottocento fino all'ultima guerra. La gente affollava le rive». Poi è iniziato l'oblio. Con le trasformazioni sociali, il fiume, dopo secoli, non è più stato il fulcro della vita cittadina; sono emersi nuovi sport e lo strapotere del calcio e della televisione, hanno accantonato la tradizione.
«Oggi il Ticino è un'entità geografica, la gente sa che c'è, guarda e passa ma non lo vive», commenta Chierico. Del resto, a parte le società remiere, chi ci investe? Basta dare un'occhiata alle rive per rendersi conto che la «valorizzazione del fiume», finora, è stata più che altro un luogo comune per infiocchettare i vari piani urbanistici. «Il vicesindaco ha convocato le varie associazione legate al fiume, speriamo» dice Chierico.
Nel frattempo, il Club dei Vogatori Pavesi si è gemellato con il Cus. Entrambe Onlus, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, le due società sperano di avvicinare alla voga i giovani e continuare una tradizione che, negli anni passati, si era ridotta al lumicino. «Però negli ultimi tempi, quando esco sul fiume incontro più gente, non sono più da solo a vogare», afferma Bricchi. E per tenere viva la tradizione, memorabili restano i raid ecologici di Giorgio Bovina in barcé e la discesa da Pavia a Venezia con la «diesona», imbarcazione veneziana di 16 metri, nel 2006, solo per citare due degli eventi riportati nel libro sui vent'anni del Club. E chissà che nella prossima edizione non ci finisca anche il pcnic della merla sul fiume gelato. Con un'accortezza, consigliata da Angelo Bricchi: «Meglio le feste a monte del fiume, cosi, se si eccede, in un modo o in un altro si torna a casa, portati dalla corrente del Ticino».

Lieto Sartori