Agenti armati in Psichiatria
VIGEVANO. Con le pistole in Psichiatria. Le avevano con sé non i pazienti, ma gli agenti che per due giorni hanno fatto la guardia a un detenuto ricoverato, considerando però il reparto, ce n'è abbastanza per preoccupare medici e infermieri.
E' successo perché in questi mesi, a causa dei lavori di ampliamento, l'ospedale non ha più una camera per i detenuti e nella palazzina rosa, dove si trova la Psichiatria, non è stata allestita. «In un reparto cosi - spiega Domenico Mogavino, portavoce della Rsu dell'Azienda ospedaliera - non è sicuro che ci siano delle persone armate. Da qui nasce la preoccupazione del personale». La camera in realtà c'è, ma si trova nell'ex Medicina, quella ospitata nel blocco centrale dell'ospedale. «Quell'ala ora non è utilizzata - spiega Carlo Veggiotti, direttore sanitario degli ospedali lomellini dell'Ao - ma sarà la prima ad essere riaperta e ospiterà di volta in volta i reparti che dovranno essere spostati in attesa dell'ultimazione dei lavori, poi diventerà la sede di Otorino e Oculistica. Quando la riapriremo, tornerà in funzione anche la camera dei detenuti». A dicembre però era ancora chiusa e il paziente è finito in Psichiatria. «Il paziente non era grave - spiega Giuseppe De Paoli, direttore del Dipartimento di salute mentale dell'Ao - . I detenuti gravi vengono ospitati in un reparto di Psichiatria ricavato nel carcere di Opera o in un ospedale di Milano». Ma qui il problema non era rappresentato dal paziente, bensi dalle armi degli agenti e che qualche malato avrebbe potuto rubare.
La Rsu allarga il discorso mettendo in luce i problemi di tutto il personale di Psichiatria. «La caposala è stata trasferita a novembre e da allora è la caposala del Cps a doversi occupare anche del reparto. Fa il possibile, ma la Psichiatria non può non avere una propria caposala - continua Mogavino - . Inoltre sono stati cambiati i turni e ora ci sono in servizio o solo tre uomini o solo tre donne, il che potrebbe essere un problema. Capita che i pazienti di Psichiatria vogliano parlare o solo con una donna o solo con un uomo e non è ammissibile che non ne trovino in servizio. Abbiamo segnalato i due problemi al Sitra, il servizio infermieristico, e alla dirigente infermieristica del Dsm, ma non abbiamo avuto risposta. Il personale si sente abbandonato e non vorremmo arrivare allo stato di agitazione per essere ascoltati».
Del problema parla anche De Paoli: «Il posto da caposala nel reparto verrà coperto - dice il direttore del Dsm - . Sulla divisione di genere l'Rsu ha ragione perché è importante che in servizio ci siano sempre uomini e donne, se non è successo probabilmente è dipeso dalle assenze per malattia. Nello stesso tempo però era importante cambiare i turni perché da anni erano sempre uguali. Gli infermieri devono essere in grado di fare tutto e il ritrovarsi con altri colleghi serviva proprio a questo».