Schifani: «Craxi fu l'agnello sacrificale»


ROMA.Vittima sacrificale. La politica dopo dieci anni commemora Bettino Craxi: resta una figura controversa ma trova riconoscimenti a destra e sinistra. Unica voce fuori dal coro quella di Antonio Di Pietro. «Pagò per tutti», ha spiegato il presidente del Senato Renato Schifani, in una sala affollata di nuovi e vecchi politici. Dopo il pellegrinaggio a Hammamet, per il decennale più dibattuto è arrivata la commemorazione ufficiale che Stefania Craxi ha voluto nella sala della biblioteca del Senato.
Schifani chiude il suo intervento parlando di un prezzo alto, senza sconti, che il leader socialista «ha pagato più di ogni altro per colpe che erano di un intero sistema politico». E' questo uno dei pochi accenni alla vicenda giudiziaria di Craxi. «Meno coraggioso di Napolitano che almeno ha detto che contro di lui c'è stata una durezza senza eguali», sono i commenti anonimi in sala.
Oltre a mezzo governo, ci sono la capogruppo del PD in Senato, Anna Finocchiaro, e il capo della segreteria politica di Bersani, Filippo Penati. Per gli ex Pci è sufficiente il messaggio del presidente della Repubblica alla famiglia e l'incontro in serata al Quirinale con la Fondazione Craxi. Per prendersela con i giudici potrebbe approfittarne il premier Berlusconi che però evita di commentare. Sa molto bene, sondaggi alla mano, che per gli italiani Craxi non è stato uno statista.
Ci prova la figlia Stefania che introduce il convegno e, con la foga che la contraddistingue, disegna un profilo senza ombre. Riesce a dire pure che papà Bettino ha «risanato economicamente il Paese e dato la possibilità agli stilisti milanesi di soppiantare la moda parigina». E' lui il politico coraggioso che sfida il Pentagono nell'ormai famoso braccio di ferro di Sigonella, nell'85, in cui consenti un lasciapassare agli attentatori dell'Achille Lauro. Craxi paladino dell'autonomia italiana, rispettato all'estero «non come qualcuno che viene considerato un giullare», sono i commenti più taglienti che offre la sala. Franco Frattini ricorda Craxi che in politica estera «ha aperto grandi scenari a cominciare dal Mediterraneo come regione di pace, col suo impegno per il Medio Oriente».
La figura dell'innovatore sui temi sociali e del lavoro la tracciano i ministri Brunetta e Sacconi. «Da giovane economista partecipai in quei giorni dell'84 alla stesura del famoso decreto di San Valentino, che tagliò la scala mobile» dice orgoglioso il ministro della funzione pubblica. «Contro il parere di tutti, fermammo la spirale prezzi-salari e salvammo l'Italia». La successiva battaglia referendaria la racconta il leader della Uil Angeletti: «Alla fine i lavoratori giudicarono inaccettabile quel veto del Pci e della maggioranza della Cgil».
Con gli ex comunisti il più polemico è Sacconi che s'incarica dell'improbabile compito di smentire chi considera Craxi come il principale responsabile del debito pubblico che ancora stritola i conti italiani. «Iniziò molto prima - dice il ministro del welfare - negli anni ‘60». Anche lui ricorda i passati da giovane deputato craxiano, per due volte relatore della finanziaria: «Quella bolla era una pesante eredità che ci trovammo ad affrontare ma è scorretto addebitarla agli anni ‘80». Insomma se i conti pubblici sono in dissesto, dipende sempre dagli errori di quelli che hanno governato prima. Si dice anche oggi. Ma Sacconi nella sua carica anticomunista è quasi indulgente: «Prima o poi - è la sua conclusione del convegno della fondazione Craxi - riconoscono i loro errori ma il problema sta nel fatto di quanti muoiono nel frattempo».

Nicola Corda