Ufficio traffico, la sfilata dei testimoni dell'accusa
PAVIA.«Si, ricordo che abbiamo fatto dei lavori a casa dell'architetto Capone, almeno quattro o cinque volte. Erano per lo più spostamenti di scatoloni, che avvenivano con il camioncino dell'Ufficio traffico, lo stesso che veniva usato nei lavori di segnaletica. Erano lavori, comunue, da massimo venti minuti per vlta». L'operaio della ditta Biesse, coinvolta nel procedimento, è uno dei testimoni dell'accusa, quasi una ventina, che ieri hanno sfilato in aula per il processo sulle presunte irregolarità all'Ufficio traffico sui lavori della segnaletica stradale.
L'operaio della ditta è stato l'unico, tra i colleghi, a dichiarare che alcuni dei dipendenti andavano, mezz'ora prima della fine della giornata lavorativa, nell'appartamento dell'architetto Antonio Capone a prelevare del materiale, per portarlo via. Come queste dichiarazioni saranno valutate dai giudici, in merito all'accusa di peculato per l'ex dirigente dell'Ufficio traffico, è da vedere.
Ieri erano presenti tre dei cinque imputati, chiamati a rispondere a vario titolo delle accuse di falso, truffa e peculato, gli stessi che finora non sono mancati a una sola udienza: l'ex dirigente Antonio Capone (difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi), il funzionario dell'Ufficio traffico Cesare Colli (difeso da Orietta Stella di Pavia) e Piergiorgio Scagnelli (della ditta Biesse, difeso da Contardo Cristiani).
Come testi sono stati sentiti, oltre agli operai, anche i responsabili delle altre ditte, in relazione alle accuse di falso. La contestazione è che le ditte abbiano mai firmato le prese visione, cioè gli atti preparatori alla gara di appalto, come invece risulta da alcuni documenti. Ieri, invece, hanno confermato, seppure in contraddizione con quanto dichiarato durante le indagini, non solo di averle firmate, ma anche di avere partecipato alle gare d'appalto per la segnaletica a Pavia. Il processo è stato aggiornato al 17 marzo. (m. fio.)