«L'egoismo minaccia il creato»

VATICANO.L'egoismo ateo che, secondo Benedetto XVI, ha determinato la crisi, minaccia ora anche l'ambiente, la vita e i rapporti tra le persone. Il Papa riceve, come ad ogni inizio d'anno, il Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ed elenca le sue preoccupazioni per come va il mondo, mettendo al primo posto la 'negazione di Dio" e dunque una crisi morale, a suo giudizio causa di tutti i mali, dalle guerre alle disuguaglianze, dal degrado dell'ambiente al sovvertimento della distinzione biologica tra i sessi. Papa Ratzinger non manca poi di ribadire un senso di «ostilità» e «disprezzo» diffusi in Europa nei confronti della religione che rischiano di «inquinare» rapporti e scelte. Concetti già espressi nell'enciclica pubblicata nei mesi scorsi 'Caritas in veritate", attualizzati e personalizzati con richiami specifici a singoli Paesi alla riconciliazione e alla tolleranza, dall'Iraq all'Iran, dall'Egitto al Pakistan e che investono anche il delicato argomento del ruolo della Chiesa.
Una Chiesa - dice Ratzinger - «aperta a tutti», contrapposta quindi ad una «mentalità corrente egoistica e materialistica, dimentica dei limiti propri a ciascuna creatura», una mentalità «che minaccia anche il creato».. La prova, teorizza papa Ratzinger, è nelle conseguenze dei regimi comunisti, «materialisti e atei», «un sistema economico privo di riferimenti fondati sulla verità dell'uomo» che ha inferto danni «non solo alla dignità e alla libertà delle persone e dei popoli, ma anche alla natura», inquinando anime ed elementi. Un pericolo non superato, afferma il Papa, anche nell'era del capitalismo.
«Le radici della situazione che è sotto gli occhi di tutti - insiste denunciando il fallimento del vertice sul clima di Copenaghen - sono di ordine morale, e la questione deve essere affrontata nel quadro di un grande sforzo educativo». Un cambiamento di mentalità e stili di vita, di cui i credenti - afferma - vogliono farsi promotori, ma che «alcuni Paesi, soprattutto quelli occidentali», frenano, negando alle comunità cristiane il diritto di svolgere un ruolo nella vita pubblica.