Leggi salva-premier, è subito scontro
ROMA. Una premessa e uno sfogo: «Nessuna legge ad personam. Sono leggi ad libertatem. Quando sento queste cose mi indigno». Poi un vertice di maggioranza che si chiude con un'accelerazione sui provvedimenti sulla giustizia che dovrebbero metterlo al riparo dai processi milanesi.
Poi, in serata, una visita a Napolitano per capire se le modifiche annunciate per il legittimo impedimento e il «nuovo testo» per il processo breve porteranno al via libera del Quirinale. «Con Napolitano è andato tutto bene. Abbiamo parlato dell'attività del governo dei prossimi mesi e delle cose da fare», taglia corto Berlusconi, che torna a Roma dopo circa un mese di assenza ed indica la linea da seguire alla sua coalizione.
Il premier lo fa tendendo la mano a Gianfranco Fini («con lui non c'è nessun problema») e indicando a quali condizioni la maggioranza è disponibile ad aprire il tavolo delle riforme. Il compito di piantare i paletti sulla strada del confronto con l'opposizione è affidato ad Angelino Alfano: «La maggioranza prosegue il suo lavoro per preparare una riforma complessiva della giustizia e nel frattempo», precisa il Guardasigilli, «proseguirà l'iter parlamentare dei provvedimenti sul processo breve e sul legittimo impedimento». Se la norma sul legittimo impedimento diventerà legge, il «mestiere» di presidente del consiglio diventerà di fatto impedimento permanente per la presenza del premier nelle aule di tribunale, dando cosi vita a una sorta di sospensione coatta dei processi in corso.
Contro questo provvedimento, che al momento è all'esame della commissione Giustizia della Camera, sono stati presentati fino a ieri 170 emendamenti: 70 dal Pd, poco meno di 100 dall'Idv e 5 dall'Udc. Il partito di Bersani e quello di Di Pietro bocciano comunque l'esito del vertice di maggioranza sulla giustizia. Il primo a mostrare pollice verso è il segretario del Pd, che ribadisce la contrarietà del suo partito ad approvare «leggi ad personam» e fa capire che in questo modo si blocca sul nascere qualunque confronto sulle riforme. «Sarebbe questa la prima mossa del partito dell'amore? Andando avanti a testa bassa sui suoi provvedimenti il governo sa bene che mette a repentaglio il confronto sulle riforme istituzionali. Berlusconi non decide quando si litiga e quando si fa l'amore. La nostra disponibilità è quella dichiarata più volte: si sospendano i provvedimenti che governo e maggioranza hanno annunciato e», precisa Bersani, «si discuta subito dell'ammodernamento del nostro sistema».
Ad essere indignate sono anche la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro («Ora stanno davvero esagerando»), e la capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti: «La proposta della maggioranza trasforma l'istituto del legittimo impedimento in immunità mascherata». Ad attaccare il processo breve e le modifiche che la maggioranza ha annunciato di voler introdurre «per accogliere le richieste dell'opposizione» è invece Antonio Di Pietro, che non si fida degli annunci fatti dai parlamentari del Pdl e invita il Pd a non abbassare la guardia, a non cadere nel tranello. «Sul processo breve la maggioranza sta facendo una presa in giro grossa come una casa. Si vendono la pelle dell'orso prima di averlo catturato. Noi non abbiamo visto nessun emendamento ma intanto loro hanno già fatto l'annuncio per ottenere il consenso popolare. Sicuramente - affonda Di Pietro - sarà un altro provvedimento ad personam».