Preso capo di Al Qaeda nello Yemen
ROMA.Si nascondeva in un ospedale a 60 chilometri dalla capitale Sana'a l'uomo considerato il capo di Al Qaeda nello Yemen, lo stato arabo in cui sarebbe stato progettato il fallito attentato di Natale al volo Amsterdam-Detroit.
Ferito in uno scontro a fuoco avvenuto due giorni fa nella città di Hanak, Mohammed al-Hanq è stato catturato ieri mattina dalla polizia yemenita. E con lui sono stati arrestati altri due miliziani ritenuti legati alla rete terroristica dello sceicco Osama Bin Laden.
Sfuggiti al blitz di lunedi i tre ricercati si erano rifugiati in un ospedale di Raida, nella provincia di Amran, in cerca di soccorso medico. Ed è qui che ieri mattina sono stati circondati dalle forze di sicurezza.
Con l'operazione di ieri e i cinque arresti della scorsa settimana, dunque, le autorità yemenite si dicono convinte di avere sgominato il gruppo terroristico che nei giorni scorsi ha fatto innalzare l'allarme nel paese e costretto le ambasciate occidentali a chiudere i battenti e a disporre l'evacuazione immediata di tutto il personale per ragioni di sicurezza.
Cosi, dopo la ripaertura della sede diplomatica americana, tornata attiva già martedi, ieri anche l'ambasciata francese ha riaperto al pubblico. La Gran Bretagna, invece, ha riperto, ma per ora non gli sportelli.
Nel paese intanto, il più povero tra i paesi arabi, la situazione resta instabile e complessa: con una rivolta sciita nel nord, un movimento separatista che serpeggia nel sud, e con Al Qaeda che cerca di rafforzare i suoi ranghi approfittando anche del persistente traffico di profughi dalla Somalia.
Pressato da Washington il governo sta cercando di moltiplicare gli sforzi per sconfiggere le cellule terroristiche.
Già nei mesi scorsi ci sono state operazioni militari nell'area di Arhab che secondo le autorità locali avrebbero permesso di prevenire numerosi attentati kamikaze. E adesso l'offensiva contro l'ala qaedista si è allargata a quattro province. Con posti di blocco lungo le strade, con il rafforzamento dei dispositivi di sorveglianza lungo le coste che guardano il Corno d'Africa e con migliaia di uomini impegnati. Ma le risorse scarseggiano.
Tuttavia un eventuale intervento degli Usa, o di altri paesi, nella lotta al terrorismo nel paese non sarebbe gradito a Sana'a. Un intervento diretto straniero «complicherebbe le cose», ha dichiarato ieri il ministro degli esteri yemenita, Al Qirbi, spiegando che nel paese si trovano già militari americani, ma solo per addestrare le forze antiterrorismo. «Un loro incremento è benvenuto, ma non una modifica alla loro missione», ha detto ancora il ministro.
Ieri, intanto, Mosca ha ribadito il suo appoggio agli sforzi del governo yemenita contro gli estremisti definendo «inammissibili» i tentativi di ingerenza negli affari interni del paese arabo.