Cava abusiva, condannato


MIRADOLO. Dovrà pagare 20mila euro di ammenda ed eliminare quella cava realizzata in un'area di Miradolo sottoposta a vincolo paesaggistico. E' la condanna decisa per Giovanni Callea, 39 anni.
L'imprenditore di Chignolo doveva rispondere della realizzazione di una cava di sabbia abusiva per avere costruito senza permesso, in un terreno agricolo di Miradolo, due vasche per lavare gli inerti e un pozzo per fare arrivare l'acqua. L'uomo era stato già multato dal Comune con 10mila euro. L'amministrazione aveva in effetti concesso alla ditta solo un'autorizzazione per l'attività di commercio all'ingrosso di sabbia, ma in poco tempo, secondo quanto stabilito dal giudice, il deposito era stato ampliato. La contestazione, in seguito a un sopralluogo della Forestale, nel marzo del 2008, riguardava in particolare il presupposto che le vasche e l'impianto (che sarebbero andati al di là dell'autorizzazione dell'amministrazione) fossero stati realizzati in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Un'area di «interesse archeologico», secondo la Soprintendenza.
Durante il processo era stata raccolta anche la testimonianza del sindaco di Miradolo, Carlo Colnaghi, che aveva chiarito, il contenuto dell'autorizzazione concessa dal Comune al giovane imprenditore, come un semplice permesso a svolgere l'attività di commercializzazione e deposito della sabbia. La situazione che le guardie forestali si erano trovate davanti era diversa dal semplice deposito di sabbia. Nel campo c'era un'attività vera e propria di 'lavatura" della sabbia. Il rischio, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, sarebbe stato rappresentato anche dallo smaltimento dell'acqua di lavatura, che va fatto secondo regole ben precise. L'avvocato della difesa, nel corso del dibattimento, ha cercato di mettere in discussione il fatto che si trattasse di 'vasche" vere e proprie: quei contenitori sarebbero stati 'buche" naturali, realizzate senza cemento.
Per il giudice Michela Fenucci le vasche, veri e propri 'manufatti", avrebbero invece modificato l'assetto urbanistico del territorio. Sarebbe stato necessario, dice il giudice, un permesso di costruzione, in realtà mai rilasciato. Da qui la condanna, per l'imputato, a cinque mesi di arresto e 20mila euro di ammenda. Per ottenere la condizionale l'imprenditore dovrà eliminare l'abuso e ripristinare i luoghi.

Maria Fiore