Bettega: questa non è la vera Juve

TORINO. La Juventus e basta. Roberto Bettega riabbraccia il suo «unico» grande amore. Se n'era andato nel 2007, allontanato dall'aria di rinnovamento post-Calciopoli; ritorna ora che «ci sono dei problemi da risolvere - ha detto ieri - e la Juve non è più quella vera». Con un solo obiettivo: «Dare una mano affinchè la macchina possa ripartire», al più presto.
«Per me c'è sempre stata solo la Juve», sono state le prime parole di Bettega nella sua nuova veste di vicedirettore generale. Un incarico deciso dal presidente Blanc in persona, che lo ha rivoluto al suo fianco per cercare di uscire dalla crisi delle ultime settimane. Guai, però, a parlare di ritorno, perche' il suo rapporto con il club bianconero - ha assicurato Bobby gol - non si è interrotto. «Non ho mai pensato di andare altrove - ha sottolineato - non conosco alternative a questa maglia e a questo club».
La rottura di due anni fa è soltanto un ricordo. Cosi come i dodici anni (1994-2006) da vicepresidente al fianco di Luciano Moggi e Antonio Giraudo. «Non rinnego il passato, ma guardo al futuro», è lo slogan sfoderato per l'occasione da Bettega. Su Calciopoli nessun giudizio. «E' successo quello che è successo», si è limitato ad affermare. Poi un concetto forte - «La Juve gli scudetti li ha vinti sul campo» - ma anche un apprezzamento al percorso etico avviato da John Elkann sulle macerie di Calciopoli: «Cosa penso delle parole critiche che l'ingegnere pronunciò allora? Le condivido, era doveroso esprimere quel concetto».
Un colpo al cerchio, insomma, e uno alla botte. Del resto il presente incombe, con tutti i suoi problemi. E allora sotto con il lavoro, che a giudicare dagli ultimi risultati non sarà facile. Arrivato alle nove in punto a Vinovo, ha prima salutato squadra e allenatore - «che cosa ho detto a Ciro? Tra noi - ha rivelato - c'è stato un abbraccio silenzioso» - ha osservato l'allenamento con monsieur Blanc e poi si è presentato alla stampa. «Ho delle responsabilità importanti - ha detto - c'è da lavorare e capire». Prima di tutto perche' la squadra si sia sciolta nel giro di pochi mesi. E poi perche' i campioni sbandierati in estate, su tutti Diego e Melo, stiano fallendo. «Diamogli tempo - questa la cura suggerita dal 'vecchio-nuovo" dirigente - anche Platini quando arrivò in Italia ha avuto problemi di ambientamento». Un pò vice dg, un pò psicologo, per Bettega il primo obiettivo da centrare sarà quello di riportare serenità ad un ambiente scosso dall'eliminazione dalla Champions e dalla contestazione dei tifosi. «Non c'è cosa peggiore, per un giocatore, che sentirsi la palla bruciare tra i piedi - ha osservato - per questo è importantissimo riavere l'appoggio di tutti i nostri tifosi. Anche loro sono una componente della squadra, e pure importante. Vogliono contestare? Lo facciano pure, quando si gioca male, ma solo a fine partita». Un appello pronunciato facendo ricorso al carisma acquistato a suon di vittorie. Quelle che vuole riprendere a centrare. Al più presto.