Il Papa invita l'Italia ad un clima d'intesa


ROMA.È un invito alla «comprensione» e alla riconciliazione «nella famiglie e nella nazione» quello venuto ieri mattina da Benedetto XVI.
Reduce dallo spiacevole «incidente» della notte di Natale, il papa è apparso in ottime condizioni di salute, ha confermato tutti gli impegni in agenda e ieri mattina ha recitato l'Angelus per i fedeli raccolti sotto la pioggia battente in piazza San Pietro.
Il papa, che dopo l'aggressione subita prima della messa di mezzanotte aveva avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ricordato Santo Stefano, il primo martire, ha parlato del dovere di accoglienza verso i poveri, ha pregato per i cristiani perseguitati. Poi il saluto e gli auguri ai pellegrini di lingua italiana: al paese «serve un clima di intesa che favorisca il bene comune», ha detto il pontefice invitando la folla «ad un rinnovato impegno di amore vicendevole e reciproca comprensione» per costruire insieme «una società più giusta e solidale».
Seppure ricca di precedenti analoghi, però, l'aggressione al papa da parte di una giovane psicolabile già nota alla Gendarmeria vaticana ha continuato anche ieri a suscitare polemiche. Con ampio risalto sui quotidiani di tutto il mondo che hanno dedicato diversi articoli alla sicurezza del Pontefice, alle falle nei sistemi di controllo di fedeli e turisti diretti a San Pietro, alla divisione dei compiti fra le autorità della Santa sede e le autorità italiane di pubblica sicurezza.
Nella polemica si sono tuffati anche esponenti della maggioranza di governo come il senatore del Pdl Maurizio Gasparri che ha invocato «misure eccezionali per stroncare in maniera esemplare qualunque tentativo» di aggressione alla figura del papa.
Ma per il Vaticano le cose non stanno cosi. Non servono nuove leggi e non c'è nulla che non abbia funzionato nei dispositivi di protezione messi in campo attorno al pontefice. «Una sicurezza totale non è possibile perchè allontanerebbe il papa dal popolo e questo non sarebbe un bene per nessuno», ha ribadito ieri il portavoce della Sala stampa vaticana, padre Lombardi.
Quanto alle identificazioni «non è possibile controllare i documenti di tutti coloro che entrano nella basilica. Tutti passano però ai metal detector», ha detto padre Lombardi. La stessa Susanna Maiolo è stata subito bloccata dai cinquanta uomini della sicurezza, guidata dal comandante Domenico Giani, che non perdono mai di vista il papa e che anche la sera di Natale sono intervenuti immediatamente. In San Pietro, inoltre, c'erano anche trenta soldati della Guardia svizzera.
Del resto, si fa notare oltretevere, non è questa la prima volta che uno squilibrato tenta di tuffarsi sul papa senza cattive intenzioni. E probabilmente non sarà nemmeno l'ultima.
A provarci, il 25 del 2008, era stata di nuovo lei, Susanna Maiolo. Ma il 6 giugno del 2007 ci era riuscito un ragazzo tedesco, lanciatosi con un balzo felino sulla papamobile. Stessa scena il 12 settembre 2006 a Ratisbona, in Germania, e il 9 luglio a Valencia, Spagna. Il 16 giugno del 2002, invece, a scavalcare le transenne di Piazza San Pietro è ancora un tedesco di 44 che vuole toccare Papa.
Sul caso di Susanna Maiolo la Santa sede rivendica la competenza giudiziaria e ogni passo sarà deciso nei prossimi giorni. L'istruttoria è in corso. In alcuni casi «il nodo non è punire, ma curare», ha ripetuto ieri padre Lombardi mentre la donna, già in cura dal 2006, è stata ricoverata in una struttura psichiatrica sorvegliata della provincia di Roma.

Natalia Andreani