Il Pdl apre alla sinistra, D'Alema accetta
ROMA. Dopo la cena di Arcore tra Berlusconi, Tremonti, Bossi e Calderoli la maggioranza apre all'opposizione e chiede un impegno per riforme condivise. Massimo D'Alema raccoglie l'invito e chiede alla sinistra di «mettersi in gioco», mentre Renato Schifani sottolinea come dall'opposizione arrivino «segnali incoraggianti». Peraltro la posizione dialogante di D'Alema piace al premier.
Berlusconi, proprio per questo, non ha alcuna contrarietà all'ipotesi che l'ex ministro degli Esteri sostituisca Rutelli alla presidenza del Copasir se l'opposizione avanzerà la sua candidatura. È stato il ministro dell'Economia Tremonti, in una intervista, a proporre all'opposizione riforme «da fare in Parlamento o con una Bicamerale», facendo capire come dietro a questo invito ci sia il benestare di Berlusconi che aveva approvato i contenuti dell'intervista. Il premier avrebbe dato il mandato di sondare il Pd, accogliendo cosi anche il pressing della Lega che vede un legame tra l'apertura del dialogo sulle riforme e il federalismo fiscale. «In questi mesi - dice Tremonti - ho riflettuto a lungo con Berlusconi sulle riforme istituzionali. Abbiamo parlato di Bicamerale, del Titolo Quinto, del federalismo». «Un impegno costituente comune avrebbe un effetto naturale di pacificazione e riprendere la bozza Violante sarebbe il modo migliore per continuare il cammino» precisa Tremonti. Un segnale chiaro accompagnato dalla disponibilità a mettere mano a riforme condivise in campo sociale per alleviare i morsi della crisi per gli italiani, come aveva chiesto Bersani. Un segnale subito colto da D'Alema che rilancia: «Il Paese ha bisogno di riforme in tanti campi, la maggioranza non è in grado di farle e l'opposizione ha il dovere di mettersi in gioco». D'Alema, rivolgendosi ai critici che ha anche nel suo partito, respinge le accuse di «voglia di inciucio». «E' una mistificazione deliberata, non ho mai esaltato l'inciucio, una brutta parola che non mi piace», protesta D'Alema che puntualizza: «Ciò che viene chiamato inciucio a volte, invece, è un compromesso che può essere utile per il Paese». D'Alema ribadisce il suo no a leggi ad personam. Il presidente del Senato Schifani vede «significativi spiragli di apertura al confronto» sulle riforme e parla di «segnali incoraggianti anche dall'opposizione» che vanno «sostenuti e portati avanti». Secondo Schifani, che ha rinnovato l'appello ad un «politica del rispetto e del confronto», «non ci sono priorità e il pacchetto dele riforme deve essere complessivo e organico».
Dal portavoce del premier, Bonaiuti, arriva la richiesta di «non perdersi nelle chiacchiere» e di imboccare la strada delle riforme «richieste dalla gente». Anche il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa coglie questa possibile accelerazione e invita a «passare dalle parole ai fatti» e ricorda la proposta caldeggiata da Casini di una commissione Costituente. Gli risponde il capogruppo del Pdl alla Camera, Cicchitto, che ritiene più utile far discutere di riforme «le commissioni parlamentari competenti delle Camere» senza perdersi in un dibattito su «una nuova sede di confronto».
Ma un altolà viene dal leader dell'Idv Antonio Di Pietro che ritiene ci sia una sola riforma da fare utile al Paese: «Liberarsi del governo Berlusconi che toglie ai poveri per dare ai ricchi». Problemi, comunque, ci sono anche sul fronte della maggioranza visto che il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, a differenza di Tremonti, non si accontenta della bozza Violante per avviare il confronto e chiede di «andare oltre, attuando il presidenzialismo».