Treni, c'è l'ultima coincidenza
(segue dalla prima)
Ritardi totalizzati dal «Frecciarossa» sulla tratta Torino-Milano. Parole strabilianti: quasi che Moretti sia convinto di vivere in un tempo in cui le informazioni viaggiano come i suoi treni. A singhiozzo. Bloccandosi lungo il tragitto. Non presentandosi all'appuntamento con i viaggiatori che li aspettano in stazione. Non arrivando in tempo alla meta.
Anche se siamo sotto Natale, e bisogna tentare di essere tutti più buoni, forse è il caso di informarlo che una diversa realtà è sotto gli occhi di tutti. L'unica novità è data dal fatto che i ritardi sul fronte dell'Alta Velocità ora si sommano al protrarsi della disfatta quotidiana sulla rete del trasporto pendolare. Anche nella progredita e ricca Lombardia, la mobilità quotidiana divide, nei fatti, i cittadini in due caste diverse: quelli che devono servirsi del trasporto pubblico - treni o bus extraurbani - e coloro che possono utilizzare i mezzi privati, il che significa l'auto.
Buon senso direbbe che sarebbe il caso, per tutti, di potere e dovere usare mezzi pubblici. Se non altro visto l'impatto dell'inquinamento, che c'è e cresce, in particolare in Pianura Padana, anche se le istituzioni che dovrebbero monitorarlo paiono infilare i dati allarmanti sotto il tappeto, anzichè rifletterci assieme ai cittadini.
Ma affinchè questa «conversione» ai mezzi pubblici avvenga, bisognerebbe disporre di trasporti da Paese e da Regione civile, adeguandoli progressivamente alle esigenze degli utenti. Cosi da incentivarli a lasciare a casa il mezzo privato. E invece questo non succede. Non solo in quel Paese dei Balocchi che sta diventando l'Italia, ma neppure in quella Regione delle Api Operose che pretenderebbe di essere la Lombardia.
Basta sfogliare le cronache di questo giornale, leggere le lettere e i blog dei pendolari, per stendere il bollettino della disfatta. Locomotori che si bloccano, sulla Vigevano-Mortara, e impediscono a centinaia di persone di raggiungere il posto di lavoro. Treni che saltano - è accaduto sulla Voghera-Pavia - l'appuntamento coi viaggiatori. Coincidenze che coincidono talvolta si e spesso no, introducendo nel viaggiatore una «suspence» da far invidia al più azzeccato dei thriller. Vagoni che sostano per decine e decine di minuti in aperta campagna cosi da far gustare ai pendolari di Milano-Pavia-Voghera tratti inusuali del panorama padano. E poi scompartimenti gelidi. O torridi.
Trenitalia, abituata a procedere su due binari, non conosce la via di mezzo. L'antologia - fra la farsa e la tragedia di quella che i pendolari chiamano sui blog Frenitalia - potrebbe continuare a lungo, visto che questa provincia ha - avrebbe, viene da scrivere - una preziosa rete di linee locali. La Pavia-Codogno. La Stradella-Pavia. La Pavia-Mortara e la Pavia-Alessandria. La Mortara-Vigevano-Milano. Oltre naturalmente alla Pavia-Milano. Tutte tratte che, adeguatamente valorizzate, potrebbero costituire un circuito di trasporto ferroviario «metropolitano» capace di abbattere code e inquinamento. Sarebbe una rete degna di quella metropoli diffusa, attorno al capoluogo milanese, costituita in concreto dal Pavese, dalla Lomellina, dall'Oltrepo. Invece siamo al cospetto, quasi sempre, di linee allo sbando.
Un patrimonio, frutto del lavoro di generazioni, che sta andando in malora. Stazioni che paiono fortini abbandonati. Passeggeri trattati come colli postali, lasciati senza servizi, senza comfort essenziali. Passaggi a livello gestiti in modo tale da costituire onerose barriere che tagliano i centri a metà per un'infinità di tempo, rubando decine e decine di minuti a chi li deve superare ogni giorno. Perfino sperimentazioni sensate, applicate qui, anzichè semplificare complicano le cose. Sulla Codogno-Pavia, ad esempio, da novembre hanno adottato un sofisticato sistema computerizzato che fa «dialogare il motore dei treni coi binari» cosi da monitorare ogni intralcio e garantire sicurezza: se emerge un problema sulla linea, il veicolo si blocca. Solo che il dialogo è cosi fitto e il monitoraggio tanto dettagliato che i treni si bloccano spesso. Un dialogo tra sordi, insomma, fra treno e binari.
La stessa cosa - un dialogo tra sordi - accade tra Trenitalia, le Regioni, gli enti locali e i passeggeri. Il rischio - che nessuno sembra intravedere, neppure qui in Lombardia e in questa provincia di Pavia dove evidentemente chi prepara le candidature al Pirellone non sperimenta lo stress da pendolare - è far perdere a Lomellina, Oltrepo e Pavese opportunità di sviluppo equilibrato, rinunciare ad abbattere l'inquinamento e a migliorare la vita quotidiana di migliaia e migliaia persone che a primavera voteranno. Quello del trasporto pubblico - per Pavia e la sua provincia - è un dossier fondamentale che la politica, di ogni schieramento, dovrebbe riaprire subito. A meno di voler perdere, tanto per cambiare, l'ultima coincidenza. Quella con gli elettori.