Prove incerte, Alberto è assolto
VIGEVANO. I vetri scuri dell'auto uscita dal tribunale non nascondevano il sorriso di Alberto Stasi. Il sollievo di chi ha ascoltato la sentenza che lo assolve dall'accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi. Il giudice Stefano Vitelli ha letto il verdetto alle 17.20. Dopo 5 ore di camera di consiglio ha deciso che le indagini hanno lasciato troppi dubbi per condannare l'imputato a trent'anni.
Trent'anni era la pena chiesta dai pubblici ministeri Rosa Muscio e Claudio Michelucci, ma la sentenza ha preso un'altra direzione. «In nome del popolo italiano, visto l'articolo 530 capoverso, assolve Stasi Alberto per non aver commesso il fatto». Sono bastati pochi secondi al giudice per chiudere un processo cominciato il 24 febbraio, che ha contato 23 udienze. Il riferimento al secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale richiama la vecchia insufficienza di prove. Ma la difesa aspetta le motivazioni e non dà per scontata questa chiave di lettura. «L'articolo citato dal giudice - ha detto al termine dell'udienza il professor Angelo Giarda, difensore di Alberto Stasi insieme all'avvocato Giuseppe Colli - prevede anche l'assoluzione per mancanza di prove e non solo per insufficienza, quindi dovremo aspettare le motivazioni della sentenza».
Le motivazioni saranno rese note, al massimo, tra 90 giorni. Si saprà solo allora quale sarà il filo logico seguito dal giudice per dire che non può essere Alberto Stasi il killer che il 13 agosto 2007 ha ucciso Chiara nella casa della ragazza, in via Pascoli 8, a Garlasco, colpendola con violenza con un corpo contudente mai trovato.
Il mistero non è stato svelato. Il Gup ha deciso che poco o nulla poteva inchiodare Alberto. Le indagini hanno raccolto solo indizi e troppe falle hanno impedito alla nave dell'accusa di reggere nel mare aperto di un processo con rito abbreviato che è diventato più lungo di un vero e proprio dibattimento, dopo che il giudice, lo scorso 30 aprile, aveva deciso di disporre nuove perizie per ripercorrere a ritroso tutta l'inchiesta. Le relazioni degli esperti, in qualche caso, hanno lasciato ancora spazio a diverse interpretazioni. In particolare, quella chimica sulle scarpe di Alberto, pulite nonostante l'imputato abbia dichiarato di aver scoperto il corpo di Chiara sulle scale verso la cantina dopo aver attraversato il pavimento sporco di sangue. In bilico anche la perizia medico-legale che lasciava ampio margine per stabilire l'ora della morte, al punto che i pm, rispetto alla versione iniziale, hanno spostato il delitto nella tarda mattinata.
Più favorevole all'accusa è stata la perizia che ha ricostruito la camminata di Alberto nella villa del delitto. Ma decisamente a favore di Stasi è la relazione sul computer che ha rafforzato l'alibi affermando che l'imputato stava lavorando alla tesi mentre Chiara veniva uccisa. Ieri, in camera di consiglio, il giudice ha tirato le somme di un processo che ha messo in fila decine di faldoni e migliaia di pagine. Vitelli aveva ricevuto gli atti dalla procura l'anno scorso, a ottobre. «Nel periodo in cui è nato mio figlio», ha confidato il giovane magistrato con una frase che vuole anche spiegare, in parte, lo scrupolo e l'impegno con cui si è preso a cuore il processo per il delitto di Garlasco. Il giovane padre Vitelli si è trovato a decidere sulla morte di una ragazza di 26 anni e sul futuro di un imputato della stessa età. Lo ha fatto spiegando che un processo dai tempi lunghi è meglio di una giustizia frettolosa. Consapevole comunque che, alla fine, si sarebbe trovato solo con se stesso a decidere.
Lo ha fatto scrivendo la parola fine al processo di primo grado. La procura e la parte civile hanno già annunciato che ci sarà un ricorso in appello. Intanto il Natale di Alberto Stasi sarà quello di un uomo libero dall'incubo di una possibile condanna, uscito in auto dal tribunale di Vigevano mentre un gruppetto di persone applaudiva e gli gridava 'bravo". Due anni fa, chiuso nell'auto che lo portava in carcere, dove sarebbe rimasto quattro giorni, gli avevano urlato 'assassino".