Vigilia di tensione per le famiglie

GARLASCO.Mancano poche ore alla sentenza: dirà se per la legge Alberto è innocente o colpevole. I suoi genitori non hanno mai avuto dubbi: il loro unico figlio amava Chiara Poggi, non avrebbe potuto farle del male. Anche ieri papà Nicola era dietro il bancone della rivendita di autoricambi in via Tramia, con la moglie Elisabetta che sbrigava pratiche. Come prima che iniziasse l'incubo, come è avvenuto comunque ogni giorno da 28 mesi, dopo la morte della nuora mancata.
Ma adesso la tensione è enorme: il giudice sta per comunicare il suo verdetto. Ieri gli Stasi erano pallidi, la tensione scritta in faccia, gli occhi segnati di chi la notte non riposa bene. Da lei, sempre più esile e taciturna, solo un educato e tiratissimo 'buongiorno". Lui prendeva sottobraccio e accompagnava fuori: «Oggi è meglio non parlare. Abbiamo bisogno di tranquillità». Sono passati 28 mesi da quando per Elisabetta e Nicola si è interrotta la vita serena di sempre, i sogni per il futuro dell'unico figlio poi laureato in Economia alla Bocconi. Da due anni e quattro mesi, in via Carducci la villa degli Stasi anche durante il giorno ha le imposte chiuse. Tranne in cucina, ma ci sono le tende a far barriera. Il giardino è sempre curatissimo e deserto, le telecamere a circuito chiuso inquadrano chi si avvicina. Una catena bianca e rossa cerca di tener lontano i curiosi dal cancello carraio, in fondo alla stradina privata che porta alla villa. Suonando il campanello anche ieri mattina arrivava soltanto Yura, il dobermann di Alberto che ha la cuccia sul balcone al primo piano. (a.m.)