In silenzio l'uomo del treppiede
MANTOVA.Al telefonino, lui, non risponde. E il padre, come fece già in seguito alla bravata del suo Roberto, lo protegge. «Meglio lasciarlo stare, mio figlio. Anche perché queste cose non dovrebbero succedere».
L'ultimo giorno del 2004. Piazza Navona a Roma. Roberto dal Bosco, allora 28enne (oggi ha 32 anni) lancia contro il premier Berlusconi un treppiede, ferendolo alla testa. Il presidente del Consiglio sta passeggiando tra la gente, stringendo mani e facendo gli auguri per le festività di fine anno, quando, poco dopo le 19, viene colpito dal cavalletto della macchina fotografica.
Dal Bosco viene bloccato dalle forze dell'ordine, arrestato e trasferito nel carcere di Regina Coeli. In un primo momento dice di avere agito per «odio». Racconta che «inizialmente volevo dargli un buffetto sulla testa con la mano ma col cavalletto l'ho toccato». Poi si corregge e al gip dice che è stata «una bravata» per mettersi in mostra davanti ad alcune ragazze. La madre, Jole Dal Bosco, si affretta a chiedere scusa: «Vorrei andare a Roma. A piedi, se ci riuscissi».
Dal Bosco esce dal carcere dopo un giorno. Per lui resta l'obbligo di dimora e di firma nella stazione dei carabinieri di Marmirolo. Indirizza a Berlusconi una lettera di scuse in cui dice di essere pentito. Il premier le accetta, lo perdona pubblicamente, tant'è che decide di non presentare alcuna querela nei suoi confronti.
La vicenda, come naturale, finisce anche per colpire nel profondo la comunità di Marmirolo, che vede spezzata per qualche giorno la sua tranquillità dall'arrivo di telecamere e taccuini. Dal Bosco, racconta qualcuno, era conosciuto con il soprannome di 'Che" per via delle magliette con l'effige del guerrigliero che spesso indossava. Spesso, raccontarono gli amici, serviva alle feste dell'Unità.
La questione del treppiede finisce anche per dividere il consiglio comunale di Marmirolo, chiamato a pronunciarsi su una mozione di solidarietà a Berlusconi. Non mancano le polemiche.
L'inchiesta della procura capitolina, intanto, prosegue d'ufficio. Si giunge cosi a un accordo tra accusa e difesa: patteggiamento della pena per lesioni aggravate.
Quella 'bravata" costa cosi al giovane quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.
Cinque anni fa. Dalla televisione ieri Franco Dal Bosco, di professione casaro, ha appena appreso quello che è capitato al premier a Milano, della statuetta del Duomo e di Tartaglia, quando squilla il telefono. E suo figlio? Risponde cortesemente: «Non lo so, è fuori. E poi mi dispiace, ma mio figlio va lasciato in pace. Rivangare sempre quella storia non lo aiuta a dimenticare».
Un particolare merita di essere ricordato. Roberto Dal Bosco è tornato ancora agli onori della cronaca (stavolta locale) ma in veste di protagonista positivo. Nell'aprile del 2007 fu la sua denuncia a fare arrestare una banda di ladri che avevano rubato una partita di compact disc da un furgone. Proprio lui, l''uomo del treppiede". (f.a.)