Lunardini, l'ex Pavia da serie A


PAVIA.Prima le due stagioni vissute alla grande, in cui la B sembrò a un passo. Poi l'ultima, con il triste epilogo della retrocessione in C2. Francesco Lunardini, 25 anni, il Pavia lo lasciò nell'estate 2007, per tornare al suo Rimini. Ma da allora il centrocampista romagnolo di strada ne ha fatta. Due anni in B, e quest'anno in A con il Parma, dove ha già collezionato 7 presenze: mister Guidolin, che lo volle l'anno scorso per rinforzare il pacchetto centrale (e gli emiliani risalirono in A), ha mostrato di apprezzarne le doti di concretezza e umiltà, schierandolo diverse volte da titolare.
Lunardini, un bel salto: dalla C alla A.
«E' stato un passaggio graduale: ho sempre cercato di dimostrare di valere la categoria nella quale giocavo. L'anno dopo aver lasciato Pavia ho avuto la grande opportunità di tornare a Rimini, in B, nella squadra dove sono cresciuto. Dopo un buon campionato, anche per i risultati, sono approdato a Parma».
E' stato difficile adattarsi prima al passaggio in B 77e poi a quello in A?
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«Già in B c'è una bella differenza in termini di qualità e intensità. In A, dove ho avuto la fortuna di giocare qualche gara, si lascia invece più giocare, ma gli errori si pagano molto cari».
Ti aspettavi, quando sei andato via da Pavia, di arrivare in A nel giro di poco tempo?
«Sinceramente no. A Pavia sono stato benissimo per tre anni, ma purtroppo nell'ultimo c'è stata la retrocessione e anche il mio campionato, pur non cosi negativo, non è stato un granché. Era difficile immaginare di salire fino alla A. Però da un certo punto di vista mi ha fatto bene perché ho mantenuto la concentrazione molto alta».
L'anno scorso Guidolin ti ha visto con il Rimini e ti ha voluto al Parma.
«Si, il Parma nel mio ruolo era carente dal punto di vista numerico e credo che il mister in me abbia visto la concretezza e l'attitudine a coprire la difesa».
Dove hai fatto i progressi maggiori?
«Nella concentrazione, per cercare di essere sempre nel posto giusto, e anche nella gestione della palla: in C1 a volte tardavo a darla via. Ho imparato a fare meno tocchi».
Quale avversario ti ha impressionato di più?
«Hamsik del Napoli è stato quello che ho fatto più fatica a marcare. Ha le potenzialità per diventare un campione: sia fisicamente che tecnicamente. E poi del Milan sono in pochi a non avermi impressionato».
Che ricordi hai di Pavia?
«Bellissimi. Negli anni in cui sfiorammo la B mi chiedevo come facessero certi miei compagni a stare in C. Penso a Sciaccaluga: non mi spiego come abbia fatto a non giocare in serie A. Pavia mi è rimasta nel cuore e ancora adesso sento tante persone, dal magazziniere al preparatore atletico Gerosa, ai dirigenti, a qualche tifoso. E' una delle squadre delle quali a fine gara chiedo il risultato e sono contento che sia nelle prime posizioni. Spero che sia l'anno giusto per salire».

Luca Simeone