Ripartire, che fatica La ripresa sarà lenta


(segue da pag. 23) Si tratta quindi di affrontare una crisi che per durata, caratteristiche e dimensioni non ha precedenti nella storia recente del nostro paese e del nostro territorio. L'attuale congiuntura infatti si caratterizza per la presenza contestuale di un forte calo della domanda domestica nazionale ed europea e di tensioni sul versante finanziario internazionale che si sono materializzate a livello locale in una significativa stretta creditizia con una conseguente contrazione dell'accesso al credito da parte delle imprese. Questo quadro a tinte fosche è ulteriormente aggravato dalla situazione della finanza pubblica italiana i cui spazi di manovra sono limitati dal deficit e dalla mancanza di una politica europea di promozione dello sviluppo. L'Europa è infatti oggi l'unica istituzione in grado di offrire una via d'uscita alla crisi modificando significativamente le aspettative degli operatori. Fino ad oggi tuttavia i governi nazionali non hanno mostrato di aver compreso la necessità di una forte politica europea e, in mancanza di questa convinzione, da Bruxelles sono arrivati segnali del tutto insufficienti a invertire la rotta.
Gli effetti di questa situazione a livello territoriale sono stati significativi. Tutti i comparti industriali - con l'eccezione dell'alimentare che tipicamente va meno peggio degli altri settori nei periodi di crisi - evidenziano una significativa contrazione. In particolare il settore meccanico, un comparto con un peso molto rilevante nella dinamica dell'economia provinciale. Gli effetti sull'occupazione sono stati, al momento, ancora limitati per lo meno se paragonati all'intensità della crisi. Tuttavia è evidente che, una volta esauriti i fondi che hanno alimentato gli ammortizzatori sociali, il fronte occupazionale diverrà un'emergenza anche a livello provinciale. Tutti gli studi sono infatti concordi nel prevedere che gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono destinati ad incrementarsi nel tempo.
E' possibile vedere una luce alla fine del tunnel? In realtà il quadro europeo mostra qualche segnale di ripresa con gli indici che anticipano il ciclo economico che stanno mostrando segni di miglioramento e che segnalano il probabile esaurirsi della fase più acuta delle recessione. La ripresa sarà però lenta e questo vuol dire che il tempo necessario per ritornare ai livelli di ricchezza e di occupazione pre-crisi non saranno brevi. A livello provinciale questi segnali sembrano ancora deboli anche se va rilevato come i dati sulla produzione industriale mettono in luce una situazione meno negativa rispetto a quella delle altre province lombarde. Questa performance relativa è in realtà dovuta essenzialmente al fatto che il peso dell'industria a Pavia è meno significativo rispetto a quanto avviene nelle altre province lombarde. Nel pavese infatti il peso di alcuni settori non industriali come l'agricoltura, la sanità e l'istruzione e la ricerca sono mediamente più alti che nel resto della Lombardia. Questi settori - soprattutto nel terziario - sono potenzialmente ad alto tasso di crescita e potrebbero costituire il motore della nostra ripresa. E' necessario tuttavia che gli operatori locali di questi comparti si muovano in base a logiche industriali aprendosi alla concorrenza, innovando e internazionalizzandosi. Se ciò avverrà si potrebbe generare un circolo virtuoso di interazione tra servizi e industria che renderà meno traumatico l'effetto della crisi anche nel nostro territorio.

*(professore associato di Economia e gestione delle imprese internazionali all'Università dei Pavia)

Antonio Majocchi*