IL MESSAGGIO DELLA PIAZZA ALL'OPPOSIZIONE BALBETTANTE

Manifestare contro Berlusconi e il suo governo è un dovere politico per chi ritiene che le sue scelte e spesso anche la sua stessa persona costituiscano un ostacolo alla trasformazione positiva dell'Italia.
La manifestazione di Roma dimostra, anzitutto, che esiste un'opposizione sociale in grado di organizzarsi in maniera più che soddisfacente attraverso gli strumenti offerti dalla Rete, a cominciare dai blog.
Dimostra anche la persistente debolezza dell'opposizione politica in Parlamento. Un partito come il Pd non può, infatti, cavarsela sostenendo che non partecipa a manifestazioni organizzate da altri e poi assistere impotente, da un lato alla adesione addirittura di Rosy Bindi, che è presidente del partito, e di altri esponenti del partito in ordine sparso, dall'altro a dichiarazioni di dirigenti sia favorevoli sia contrari che, comunque, se ne restano a casa. Quasi una sorta di contro-manifestazione passiva perché non sanno che pesci prendere.
Eppure, il messaggio della manifestazione era fin dall'inizio chiarissimo: «Berlusconi dimissioni».
Se il Pd continua a sostenere che vuole sconfiggere Berlusconi per via politica, ebbene, anche la spallata che potrebbe venire dal numero dei dimostranti può essere utile.
Nel frattempo, la via giudiziaria, lungo la quale in altre democrazie cadono, all'occorrenza, non pochi ministri e capi di governo, resta aperta. Se non bastano i processi Mills e Mondadori, almeno quanto dichiara il pentito Spatuzza non può essere messo da parte e esorcizzato.
L'opposizione deve, ovviamente, attendere i riscontri, ma l'ultima cosa che deve dire, anzi, non la deve proprio dire, è che il presidente Berlusconi ha il diritto di rimanere in carica fino a quando non sarà condannato in via definitiva: uno spettacolo al quale i governi europei assisterebbero inorriditi.
Sono state davvero male interpretate le parole del presidente Napolitano relativamente al diritto della maggioranza di rimanere in carica fintantoché è tale.
Giusto, ma quella maggioranza può continuare in carica anche procedendo alla sostituzione del capo del governo quando costui è indebolito ed è diventato assolutamente imbarazzante. Questo, come dovrebbero sapere almeno alcuni dei dirigenti del Popolo della Libertà, è l'abc del parlamentarismo, la formula costituzionale che consente di insediare un nuovo capo del governo senza passare per una crisi istituzionale.
Non è facile pensare che queste considerazioni riescano a fare breccia nel gruppo dirigente del Pd quando addirittura il vice-segretario Enrico Letta sostiene che invece di andarsi a difendere nel processo, Berlusconi avrebbe addirittura la facoltà di difendersi dal processo che è esattamente quello che ha fatto in tutti questi anni. I capi del governo cadono sia quando perdono la maggioranza sia quando perdono la faccia, ovvero il prestigio.
Il No B Day ha tentato, a fronte della balbettante opposizione parlamentare del Pd, di comunicare questa elementare verità. Non è molto, e le conseguenze sono tutt'altro che sicure, ma bisognava che qualcuno - quelli che erano in piazza - avesse la volontà, l'energia e la determinazione di gridarlo ad alta voce.