Mafia pugliese, altri sequestri


PAVIA. Sigilli anche a due appartamenti, nell'ambito dell'inchiesta antimafia della Procura di Bari. Gli immobili sono intestati alla titolare del centro benessere 'Solemania" di corso Manzoni, messo già sotto sequestro. La titolare, che non risulta indagata, è rimasta coinvolta nei sequestri a causa della sua relazione con un membro del clan pugliese di Savino Parisi.
Quest'ultimo, del quale non è stato reso noto il nome, risulta tra i destinatari di una delle 83 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari. Gli uomini della guardia di Finanza l'hanno cercato per due giorni, ma lui è riuscito a sfuggire alla cattura. Il suo nome (che conta diversi alias) sarà inserito nella lista dei ricercati a livello europeo.
L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, che ha interessato numerose province italiane e ha portato al sequestro di 220 milioni di euro di beni appartenenti al clan, è approdata a Pavia attraverso l'esame delle intercettazioni telefoniche.
Gli inquirenti hanno seguito i movimenti di un affiliato alla cosca pugliese, uno straniero di origine slava ritenuto dai magistrati un corriere internazionale della droga. Droga che, per gli inquirenti, veniva acquistata dal capo-clan Savino Parisi, che dopo avere scontato 14 anni di carcere per fatti di mafia, era tornato a controllare le attività criminali del territorio legandosi proprio con una potentissima cellula italo-serba di trafficanti con centro a Milano. Oltre allo spaccio, tra le principali attività della cosca ci sarebbe stato, secondo i magistrati baresi, il riciclaggio di denaro sporco attraverso imprese, acquisto di immobili e perfino appalti pubblici, attraverso la connivenza di amministratori e anche funzionari di banca.
Attraverso le intercettazioni telefoniche, gli inquirenti, che hanno tracciato i confini del sistema di affari del clan, sono arrivati alla ex convivente dell'uomo, che è la titolare del centro benessere a Pavia, un'attività aperta diversi anni fa. La magistratura ritiene che lo straniero avrebbe reimpiegato il denaro provento del traffico di stupefacenti in attività imprenditoriali e nell'acquisto di immobili. In questo quadro (la legge dispone il blocco delle proprietà in qualche modo collegate agli indagati per reati di mafia) rientra il sequestro dei beni intestati all'ex convivente dello slavo. Oltre al centro benessere, anche due appartamenti, compreso quello in cui la donna vive e in cui l'uomo, nonostante la relazione sia finita da tempo, risulta ancora avere la residenza. La Finanza avrebbe riscontrato un tenore di vita non in linea con quanto dichiarato dalla donna. Va detto che il sequestro è di tipo preventivo, eseguito solo per consentire gli accertamenti. A chiarire che la titolare non è sottoposta a indagine è anche il suo legale, Maria Luisa Vitali. L'avvocato, che preferisce non rilasciare commenti, si limita a dire che «l'attività del centro è completamente estranea a questa vicenda».

Adriano Agatti e Maria Fiore