Il governo Merkel scivola sull'Afghanistan

BERLINO. Lo scandalo della strage di Kunduz provoca il terremoto nel governo Merkel e spinge alle dimissioni anche il ministro del Lavoro: il conservatore Franz Josef Jung (Cdu), che all'epoca dell'attacco Nato nel nord dell'Afghanistan era ministro della Difesa, si é preso la «responsabilità politica» della mancata tempestiva comunicazione che nel raid c'erano state vittime civili.
Jung ha lasciato la cancelliera Angela Merkel (Cdu) solo 30 giorni dopo il giuramento del 28 ottobre. Le dimissioni di Jung, 60 anni, seguono quelle - di giovedi - del capo di Stato maggiore dell'Esercito, Wolfgang Schneiderhan, e del sottosegretario alla Difesa, Peter Wichert, arrivate sulla scia delle devastanti indiscrezioni del tabloid Bild: sulla base di scottanti documenti e video «top secret», il giornale più letto della Germania accusava vertici militari e governo di avere occultato le informazioni sulle vittime civili di Kunduz nei giorni successivi all'attacco.
La cancelliera Merkel si è mossa rapidamente e ha annunciato il sostituto di Jung (la ministra per la Famiglia, Ursula von der Leyen, che viene rimpiazzata a sua volta dalla 32/enne Kristina Koehler) solo poche ore dopo le dimissioni del ministro. Tuttavia, per la leader della nuova coalizione, si tratta non solo di un episodio imbarazzante lungo il difficile cammino della guerra in Afghanistan, ma anche dell'ennesima difficoltà di un governo che stenta a partire.
Ma lo scandalo di Kunduz potrebbe avere un effetto ancora più immediato sulle decisioni del governo riguardo alla missione in Afghanistan. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha ribadito che gli alleati - Berlino inclusa - devono impegnarsi di più. Tuttavia, in Germania, oltre il 60% della popolazione è contrario alla missione e gli eventi di questi giorni non saranno certo d'aiuto alla Merkel.