Napolitano a giudici e governo: calmatevi
ROMA.Fermare la «drammatizzazione» crescente fra istituzioni e fare tutti uno sforzo di «autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche». Avendo ben chiaro che «nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento». Almeno finché può poggiare sulla «coesione» di questa maggioranza.
Giorgio Napolitano non ha fatto passare neanche un giorno. La tensione fra governo e magistratura era giunta a un punto davvero troppo alto, specie con le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sui rischi di «guerra civile». Il capo dello Stato, nel suo ruolo di garante della Costituzione, non poteva tacere.
«Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento», ha detto cosi ieri mattina ai giornalisti dopo una cerimonia al Quirinale. E ha letto una dichiarazione probabilmente soppesata a lungo, fin nelle virgole, per dettare l'asse di equilibrio su cui riportare lo scontro politico-istituzionale. Tutti si dicono d'accordo nelle reazioni a caldo, cercando però di tirare le parole di Napolitano in un senso o nell'altro.
Non a caso Gianfranco Fini, che ieri ha ricevuto la giunta della Associazione nazionale magistrati che gli ha espresso tutta la sua preoccupazione per «il clima di aggressione e insulti alla magistratura», ha detto di condividere pienamente le dichiarazioni di Napolitano, ma ha anche invitato a leggere il messaggio «nella sua totalità». Come a dire: il richiamo ai magistrati, ma anche quello ad abbassare i toni alle altre istituzioni, compreso Palazzo Chigi.
«L'interesse del Paese, che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale», ha detto il presidente della Repubblica, «richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali». Il rischio è cioè che lo scontro investa la stessa architettura istituzionale, le strutture della casa comune.
«Va ribadito - continua Napolitano - che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare». Una rassicurazione a Berlusconi, ossessionato dal timore di essere disarcionato per via giudiziaria.
In ogni caso, aggiunge il capo dello Stato, «è indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche», e che quanti hanno il ruolo di esercitare la giurisdizine «si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione». Chiedendo a «tutti» un sforzo di autocontrollo il presidente sembra parlare anche a Berlusconi, per poi richiamare i magistrati a fare il proprio lavoro, senza sconfinamenti e senza clamori. Mentre spetta al Parlamento, conclude, individuare le riforme per un corretto equilibrio tra politica e giustizia.
«Ogni magistrato deve riconoscersi» nelle parole di Napolitano, commenta poco dopo il presidente dell'Anm Luca Palamara. I magistrati vogliono fare solo ciò che gli assegna la Costituzione, assicura, «ma di fronte a riforme come il processo breve, abbiamo il dovere di segnalare le ricadute che avranno sul sistema». E il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, avverte che «i messaggi del Presidente si leggono per intero», senza sezionare le parole per prendere solo quello che piace. E comunque, aggiunge, «non possiamo che ribadire che l'Anm risponderà sempre a difesa dei singoli magistrati e dell'istituzione giudiziaria quando sono ingiustamente attaccati».