Gropello, l'accoglienza nella realtà multietnica

GROPELLO. Stranieri in aumento dell'8%. Numeri alla mano salgono a 351 unità dalle 211 del 2004. Al top dell'elenco delle etnie più radicate, Albania e Romania. Per integrarli, corsi di alfabetizzazione e pomeriggi di socializzazione con i cittadini italiani. Nuovi arrivi e stranieri di seconda generazione figli di immigrati stabilitisi a Gropello negli anni Novanta.
Persone tutte ormai inserite nel mondo del lavoro con figli studenti pendolari su Pavia e Vigevano. Questo racconta la fotografia aggiornata degli stranieri residenti a Gropello, un gruppo sociale variegato che conta ormai 351 unità su una popolazione che sfiora i 4600 abitanti.
«Con gli anni Gropello è diventata una realtà multietnica - sintetizza Angela Rapetti, assessore ai Servizi sociali - . Puntiamo sull'integrazione, qualche passo è stato fatto nella direzione giusta, per altri ci vuole tempo».
In paese vivono 89 albanesi, 77 rumeni. Meno della metà sono cinesi (33). Tunisia, Ucraina e Marocco contano rispettivamente 28, 27 e 21 rappresentanti, una ventina invece tra i cittadini originari di Senegal ed Ecuador. «Dai primi tempi alcune cose sono cambiate: una certa tendenza all'assistenzialismo frequente nelle prime famiglie arrivate qui. Dieci anni fa davano per scontato ogni tipo di sostegno comunale, adesso sanno che il sostegno lo si dà nei casi di oggettiva difficoltà come sanno che l'educazione dei figli spetta innanzitutto ai genitori, solo dopo arriviamo noi». Una inversione di tendenza nel rapportarsi con le istituzioni, quella a cui fa riferimento Rapetti, compiuta nell'arco di dieci anni scarsi. E infatti oggi gli utenti dei Servizi sociali sono quasi tutti italiani, gli stranieri «chiedono se hanno effettiva necessità, e sono comunque in netta minoranza».
Dal punto di vista della promozione dell'integrazione, Gropello offre corsi di alfabetizzazione per stranieri. E da poche settimane anche il giovedi pomeriggio in biblioteca come momento di incontro tra nazionalità diverse, italiani inclusi. I temi vengono trattati secondo la libera volontà dei partecipanti, ma spesso sono le radici diverse di cui si parla mettendole a confronto. «Gli stranieri adulti tendono a vivere nella loro comunità. Bisogna insistere, proporre e riproporre l'anno successivo. Per i ragazzi è diverso, non c'è nessuna differenza di atteggiamento rispetto ai nostri figli». L'iniziativa porta la firma dei Volontari e amici della fondazione Exodus della provincia di Pavia, associazione di cui Rapetti è presidente.

Simona Bombonato