Estorsione, l'ombra della malavita
VIGEVANO. Li hanno presi all'alba di martedi, ma per i carabinieri l'inchiesta non si è chiusa con l'arresto di Angelo Colombini e Vincenzo Antonelli.
I militari della stazione di Ovada e i colleghi di Vigevano li hanno portati al carcere dei Piccolini. Colombini, imprenditore 48enne, e Antonelli, carrozziere 45enne, sono accusati di tentata estorsione ai danni di un imprenditore 46enne di Belforte Monferrato, paesino in provincia di Alessandria. Tutto comincia nel novembre del 2008 quando la vittima denuncia l'incendio del garage di casa. I pompieri trovano del liquido infiammabile e capiscono che si tratta di un incendio doloso, ma non ci sono testimoni e il reato sembra destinato a restare impunito. Ad aprile cinque colpi di una pistola 357 Magnum vengono sparati contro il garage del dirimpettaio dell'imprenditore, un pensionato di 75 anni che pochi minuti prima era uscito di li in auto.
I carabinieri collegano l'incendio al danneggiamento e pensano che si possa trattare di un avvertimento all'imprenditore. Decidono di seguirlo e nei giorni successivi lo vedono incontrare Colombini due volte in un bar vicino al casello autostradale di Ovada, sulla A21. I due si siedono vicino a un televisore acceso a tutto volume, come se volessero essere sicuri di non essere ascoltati. Colombini fa anche togliere all'imprenditore la batteria e la scheda dal telefono cellulare, come per verificare la presenza di microfoni. I militari di Ovada richiamano l'imprenditore che, messo alle strette, confessa di aver ricevuto la richiesta di pagare 25mila euro per un presunto debito risalente al periodo in cui era socio di Colombini in un'azienda di Tortona che poi era stata sciolta. In pratica l'incendio e i colpi di pistola sarebbero stati degli avvertimenti per indurre l'imprenditore a pagare. Martedi mattina l'arresto, deciso dal gip di Alessandria, ma la 357 Magnum non è stata trovata il che potrebbe far pensare che l'arma è stata rubata, usata e buttata, oppure che appartiene a un complice. Questo dettaglio spinge la procura di Alessandria a non escludere l'ipotesi che i due si siano rivolti alla malavita organizzata per convincere l'imprenditore a pagare. L'interrogatorio, previsto a giorni, potrebbe portare a una svolta.