«Non siamo schiavi del pc»
VIGEVANO.Non siamo schiavi del computer. I giovani vigevanesi si ribellano ai risultati della ricerca del Crh e dell'assessorato ai servizi educativi presentata ieri mattina all'Auditorium di viale Libertà. Non vogliono passare per una generazione che trascorre troppe ore davanti allo schermo impegnati in chat line, o social network. Il ritratto di un interno giorno di casa vigevanese, dove il ragazzo è chiuso nella propria cameretta immerso in un mondo completamente virtuale non piace agli studenti delle medie e delle superiori che hanno partecipato all'incontro. I dati raccolti nella tabella allegata alla ricerca dicono che il 55 per cento dei 2235 ragazzi vigevanesi interpellati per la ricerca chatta ogni giorno. Sono conclusioni che piacciono poco ai protagonisti della ricerca. «Non mi sono riconosciuta nel report - dice Giada Indellicatti, una studentessa del liceo linguistico Leonardo Da Vinci - Non credo che noi ragazzi cerchiamo di nascondere le nostre debolezze dietro alle identità virtuali». Il suo intervento è stato accompagnato dagli applausi dei circa trecento ragazzi delle scuole medie e superiori che hanno partecipato alla giornata. «Io uso internet come tutti - dice - un'ora al giorno circa e due nel fine settimana, ma sono ben legata alla realtà. Quando ho un problema la prima persona con cui ne parlo è mio padre. Ritengo che dalla ricerca esce un immagine negativa dei ragazzi. Non credo che ci siano ragazzi che non conoscono la grammatica perchè sono abituati a scrivere i messaggi in msn». La reazione di molti giovani è stata apprezzata dai promotori del convegno che speravano di suscitare dibattito tra gli studenti. Ce ne sono, infatti, alcuni che hanno concordato con i risultati della ricerca. «Il nostro obiettivo - spiega la psicologa Daniela Delfrate - era quello di valorizzare le risorse dei giovani, non certo di criticarli e basta». Eppure per molti il computer rappresenta un punto centrale delle proprie vite. Basta andare all'uscita della scuola e parlare con un po di ragazzi. ragazzi. Alla domanda quante ore passate sul computer arriva subito la risposta: «Anche cinque al giorno». Per i ragazzi vigevanesi il web diventa in un certo senso un cordone ombelicale con il resto del mondo. Un modo di tenersi in contatto con gli amici, di conoscere persone lontane e di avere un proprio mondo. «Si chatta alla sera - racconta uno di loro - anche al sabato prima di uscire oppure quando si torna verso mezzanotte e mezza l'una. Si rimane attaccati anche fino alle 3 o alle 4». Internet in questo caso non è un mezzo per informarsi e conoscere, ma per stabilire contatti. «Io - racconta una ragazza - chatto con amici e compagni. Con persone che conosco ma anche stranieri conosciuti su internet».