Senza Titolo
LA CRISI E GLI AIUTI
Ma l'ora di adorazione
non basta per i poveri
Egregio direttore, questa si che è bella! Di fronte alla situazione drammatica di persone che perdono il lavoro e di pensionati e famiglie che non arrivano a fine mese, che cosa fanno le parrocchie? A Breme si esprime solidarietà organizzando un'ora di adorazione in chiesa!
Stiamo scherzando? Certo che le parrocchie devono pregare per la povertà e le necessità della gente! Ma non basta, anzi, è fuorviante: i poveri non si aiutano con l'ora di adorazione, ma con la solidarietà; si vada a rileggere la Lettera di Giacomo (2, 15-20): «Non capisci, o sciocco, che la fede senza le opere è infruttifera?».
Dopo la preghiera in parrocchia, bisogna riunirsi e chiedersi: cosa possiamo fare? Non possiamo distribuire pacchi alimentari settimanali? Non possiamo adottare qualche persona o famiglia povera? Non possiamo distribuire dei bonus per pagare l'affitto, le utenze domestiche? Non possiamo aiutare le famiglie numerose per le spese scolastiche o mediche? Non possiamo impegnarci a pagare la rata mensile del mutuo o dell'automobile?
Se non facciamo nulla di queste cose concrete per i poveri, il nostro pregare è solo fumo: fumo d'incenso, certo, ma sempre e solo fumo! Non è questo che ci insegnano il Vangelo o i Padri della Chiesa o la dottrina sociale degli ultimi Pontefici.
Una ora di adorazione e basta è un gesto alla «Ponzio Pilato» e lascia il tempo che trova.
Nel Breviario si prega cosi: «Signore Gesù provvedi ai disoccupati ed ai senza tetto; fa che ogni uomo abbia ciò che è necessario ad una vita dignitosa e sicura».
Ma il Signore - lo ricordo a tutti i numerosi parroci di Breme sparsi in diocesi! - solo attraverso noi preti ed attraverso le nostre comunità cristiane può realizzare tali «miracoli». Noi dobbiamo avviare a soluzione, come Chiesa, i problemi dei poveri! Pregare e basta è un alibi di comodo, egoistico e sterile. Non è cosi che si servono la Chiesa ed i poveri.
don Francesco Cervioparroco di Albonese
PAVIA, LO SCONTRO
Acqua, il nostro bene
che vogliamo pubblico
Acqua pubblica o in mano ai privati? Quale principio sosterrebbero gli attuali elettori della Lega Nord, una parte dei quali sono ex elettori delusi della sinistra? Cosa dovrebbe pensare chi vuole essere «padrone a casa sua» di fronte alla notizia che il presidente dell'Asm pavese Giampaolo Chirichelli (Lega Nord, nonché presidente del cda di Finlombarda, la società a cui l'Ato pavese deve ricorrere per i finanziamenti) fino a ieri è rimasto seduto al tavolo con i rappresentanti della multinazionale francese Veolia, a cercare un accordo per la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua in provincia di Pavia?
Ora Chirichelli si dichiara fiero avversario della cessione dell'acqua ai privati e annuncia un'associazione temporanea di imprese pubbliche pronta a concorrere; ma a quel tavolo, con al fianco il chiacchierato Tedesi e Bina, insieme a Veolia c'era il leghista Chirichelli e non «quella parte di sinistra che ha annunciato il posizionamento di gazebo per la raccolta di firme contro la privatizzazione dell'acqua. Quel gazebo - ironizza il presidente di Asm - potrebbero cederli alla Lega, che ne ha bisogno» («La Provincia Pavese», 8 novembre).
Per farne che? Per lavorare, come già l'anno scorso, alla raccolta delle firme per un referendum contro la legge regionale 18/2006 che regalava ai privati l'erogazione dell'acqua lombarda? (Referendum sostenuto da numerosi benemeriti Comuni a guida leghista). O per darla a bere ai propri elettori, con la barzelletta dell'accordo temporaneo tra imprese formato dalle sette sorelle Asm provinciali più la milanese Amiacque? Veolia non ce la siamo affatto tolta di torno; ha risorse e potenti sponsor, e concorrerà da sola.
E ora? I sedicenti neoguelfi della cordata Asm scendono in campo per vincere o per partecipare? È una manovra per donare l'acqua pavese ai francesi già «padroni in casa d'altri» oppure, contro i «forti competitori» d'Oltralpe, il locale Pier Capponi, a capo della super indebitata Asm, saprà far tuonare le sue campane e mettere sul piatto risorse nonché cospicue dosi del padanico celodurismo?
Se sull'acqua la Lega sarà partito di lotta o di latta, e cioè se tutto questo si rivelerà una grande presa in giro o meno lo sapremo a fine gennaio, all'apertura delle buste contenenti le offerte. A meno che... A meno che, oltre a «quella parte di sinistra», anche Lega ed altri finto-duriepuri da subito incalzino i sindaci della provincia per sollecitarli a recepire le modifiche alla legge 18/2006, quelle contenute nella successiva legge regionale 1/2009 (adottata nel gennaio scorso per scongiurare il rischio di referendum), legge assai pasticciata, che tuttavia non obbliga più alla messa in gara ma, a certe condizioni, consentirebbe l'affido diretto della gestione e dell'erogazione a una società pubblica.
Con buona pace di Veolia o chi per essa. «A meno che...», perché, ahinoi, il coraggio dimostrato dal fiorentino Pier Capponi di fronte a Carlo VIII di Francia, manzonianamente, uno non se lo può dare.
Giovanni GiovannettiPavia
PAVIA, GENNAIO 1944
Quella testimonianza
di Virginio Inzaghi
Emanuele Gallotti ricorda Virginio Inzaghi, scomparso giovedi scorso, con questa sua poesia per don Angelo Gallotti (1920-1990) con la rievocazione del gennaio 1944 al policlinico di Pavia.
Par Angelo Galòt han scrit di libar / tüt quèi che ben o màl l'han cunusü./ Mi vöi cüntàv e inseril me un sègnalibar / ad l'incontar che mi gò vüd cun lü./ La vöra ves la mè testimuniansa, / ünim a tanti, par la so unuransa.
Genàr quarantaquàtar. I fascista / dàvan la càcia a nüm, giuvnòt paves / par arestàs, ma füsam di tepista, / e mandàs in Germània... sensa spes.../ Era dificil andà via e scapà / cul pericul da ves, pö, maltratà.
Un rifugio, al mument, l'er l'Uspedàl / fingend da ves malà, anca se san: / cume ricòvar l'era l'ideàl / e ‘l veriva i sperans... e i bunaman / eran un pàsapòrt sempar gradi / e insi an n'ho prufità pròpi ‘nca mi.
In la clinica medica i dutur / testàv 'n al puls e i bàtit dal cör, / i scurlivan la testa pri malur / agh ghera nò e nüm, cul batacör, / pregàvam par pudé restà nascost / pijanda i medesin da lur... prupòst.
Pregàvam... l'era sera, un po' freschina, / caminàvi sü e giù pr 'al curidur / e in d'un angul, in àlt, sü un'alsadina / ghera la Madunina di dulur.../ A le ‘gh guardava, in gran racugliment./ Un giuin... e i sò òc eran lüsent...
Pariva cal parlàs a la statüèta / cume sal füs cun le in gran cunfidensa / e mi guàrdàvi la so testa erèta / pensand ad la mè vita l'insipiensa.../ I so did, lentament e invuluntàri, / giràvan la curona dal rusàri.
Quèla li, l'era fed, l'era curàg... / dentr'ad mi ho senti la mè puchèsa, / dla so buntà mi ho senti ‘l cuntàg... / msò fàt arenta e cun risulütèsa / bisbijand e fasendagh cumpagnia, / ho rispòst ai mister dl'Ave Maria.
Tri di... e par l'ànima una gran conquista... / ma pö è rivà i suldà repüblichin, s'han prelevà, divis, l'ho pèrs ad vista, ognidün è parti pr 'al so destin.../ Agh pensi adès, e ‘d temp n'è pasà tant, ma fin d'alura al l'ho stimò da sant...
Virginio InzaghiPavia
IL NUOVO LIBRO
Le poesie di Andrea Pintus
e l'editore di Broni
«La Provincia Pavese» ha dato notizia della presentazione a Broni, nel pomeriggio di domenica 15 novembre, del terzo libro di poesie di Andrea Pintus «Piccoli versi sempre diversi». Mentre confermo di avere curato questa cosi come le due precedenti raccolte di Pintus, non sono in questa, e non sono stato nelle precedenti occasioni, l'editore. L'attuale editore di Pintus è Primolibro di Antonio De Natale, via Emilia 299, Broni (tel. 0385/569950).