Sgozzata e con le mani mozzate


VARESE.E' una scena da film horror, ma questa è realtà, una realtà sconvolgente. Una donna è stata sgozzata nella sua villetta a Cocquio Trevisago, a pochi chilometri da Varese, e lasciata a terra in un lago di sangue. Senza le mani. Il killer gliele ha mozzate e se le è portate via assieme all'arma del delitto. Un particolare agghiacciante sul quale gli inquirenti cercano ora di ancorare le indagini. Per capire il movente, per risalire a chi possa aver agito con tanta ferocia, con una modalità criminale assolutamente anomala. L'atroce delitto di Carla Molinari, 82 anni, tipografa in pensione, è un vero giallo. E' la prima volta che in Italia, dicono gli uomini dello Sco giunti da Roma, che un assassino taglia le mani della vittima e se le porta via come trofeo. O come un simbolo, un messaggio.
In via Dante Alighieri, la strada dove abitava la vittima, la polizia scientifica e i carabinieri hanno setacciato il giardino della villetta, il capanno degli attrezzi e le viuzze che portano ad altre abitazioni. Si è guardato anche nei cassonetti per cercare le mani di Carla. «L'ipotesi della rapina finita nel sangue è solo una delle tante e forse la meno probabile», ha detto il procuratore capo Maurizio Grigo, che non conferma l'idea che l'assassino abbia mozzato le mani per portasi via gli anelli che indossava Carla, «stiamo lavorando in ogni direzione, ma pensiamo di essere sulla pista giusta».
Tra le ipotesi c'è anche quella che il killer abbia tagliato le mani per non far trovare tracce di dna (capelli o pelle) rimasti sotto le unghie. Carla Molinari viveva da sola, aveva numerosi amici ed era, nonostante l'età, una donna attiva. Gli investigatori hanno sentito molte persone, oltre ai vicini di casa e i parenti, e c'è chi mormora che il movente possa celarsi proprio sul fatto che la donna vivesse in modo agiato. Non si esclude che possa aver prestato soldi a qualcuno. «Se si trattasse di usura - dice il criminologo Francesco Bruno - il taglio delle mani sarebbe qualcosa di simbolico, una lezione una sorta di delitto e castigo». Usura, un'ipotesi che sembra cozzare con le descrizione che in paese fanno di Carla, donna di cultura, educata che aveva vissuto molto in Francia. «Non abbiamo riscontri che la signora avesse ombre nel suo passato», sostengono gli investigatori. Il delitto è stato scoperto l'altra sera quando, poco prima delle 18, un'amica di Carla, Zita, le ha telefonato e non avendo risposta neppure dopo un'ora, ha chiamato la vicina di casa, Emma Brunella. Insieme a una di Carla, Eva Paretti, e al nipote sono giunti alla villetta accorgendosi che il portone e il cancello erano aperti. Il nipote è entrato e ha dato l'allarme. La scena sconvolgente ha fatto rabbrividire anche carabinieri e poliziotti. «La casa non era a soqquadro, c'erano solo alcuni oggetti fuori posto. La donna era a terra, nell'anticamera, c'era molto sangue. Dall'autopsia arriverà qualche particolare in più», ha detto il procuratore Grigo.

dall'inviata Roberta Rizzo