«I miei amici Wojtyla e Ratzinger» De Carli racconta i due pontefici

S.MARTINO SICCOMARIO.Due pontefici a confronto: personalità carismatiche e figure umane molto diverse fra loro ma cariche di una profonda umanità. Solo chi ha avuto la fortuna di conoscere di persona Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger può raccontare quali sono le affinità, e quali le differenze, tra Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Proverà a farlo il giornalista lodigiano Giuseppe De Carli, vaticanista nonchè direttore della Struttura Rai Vaticano, nell'ambito delle manifestazioni della 'Settimana sanmartiniana" organizzata come ogni anno da Comune, parrocchia e Pro Loco di San Martino Siccomario e patrocinata dal Pontificio consiglio della cultura della Santa Sede. De Carli terrà una conferenza, che verrà corredata con la proiezione di brevi filmati inediti, lunedi sera alle 21 presso il Teatro Mastroianni. La manifestazione naturalmente sarà a ingresso libero.
Di cosa parlerà?
«Partirò dalla mia esperienza personale, da quella scelta che 24 anni fa mi ha indotto a trasferirmi a Roma per diventare vaticanista. Una decisione che mi ha consentito di conoscere personalmente quell'uomo colossale che è stato Giovanni Paolo II, e di entrare in contatto con le alte gerarchie pontificie, compreso l'allora cardinale Joseph Ratzinger».
E cosa ricorda di Ratzinger prima che fosse eletto a sua volta papa?
«Vivevo a circa 150 metri dalla sua residenza romana, lo incrociavo spesso nella vita privata in compagnia della sorella. I contatti lavorativi tra noi hanno gettato le basi per un rapporto di confidenza e fiducia reciproca a cui tengo particolarmente: ricordo anche di averlo intervistato nel suo appartamento privato, facendo pure la conoscenza dei suoi gatti».
Che persona è Joseph Ratzinger?
«Un uomo che guarda in faccia con franchezza l'interlocutore e che cura le amicizie. Un timido dal carattere aperto. Togliamoci dalla testa l'immagine del freddo calcolatore teutonico: Benedetto XVI in realtà è un intellettuale con il cuore, possiede un calore tutto bavarese sia negli affetti che nella fede».
E Wojtyla?
«Era la totalità dell'essere, era unico nel parlare, nel muoversi, nel cantare coi giovani. Era un papa pastore, a differenza di Ratzinger che è invece un papa catechista, un moderno padre della chiesa. Giovanni Paolo II era un mistico: più che credere, lui 'vedeva". Standogli accanto si coglieva un senso di mistero. Tutti ricordiamo anche le sue straordinarie doti di comunicatore che tradivano un passato da attore».
Quale rapporto lega due pontefici apparentemente tanto diversi?
«L'eredità di un papa globale è un pesante fardello da portare. Ma se il conclave ci mise solo 19 ore e tre votazioni per eleggere il successore di Giovanni Paolo II, non fu un caso. Ratzinger, allora decano del collegio cardinalizio, si è dimostrato capace di accogliere le domande della Chiesa ma anche di trovare le risposte adeguate, non si è limitato a un ruolo notarile. Quella del Conclave è stata una scelta di naturale continuità: non è pensabile il pontificato di Wojtyla se non riconoscendo in Ratzinger l'architrave teologica e intellettuale della chiesa costruita proprio da Giovanni Paolo II».
Quali le sfide per il pontificato di Benedetto XVI?
«Se Wojtyla lamentava che il mondo vive come se Dio non esistesse, Ratzinger sta rilanciando il concetto: proviamo a vivere come se Dio esistesse. La sfida di questo pontefice è riportare Dio nelle case degli uomini usando la ragione: un tentativo di purificare il messaggio cristiano con la razionalità che è carico di spirito illuminista».

Raffaele Guazzone