Telecamere non controllate
VIGEVANO. Gli 'agganci" di alcuni telefonini non sono stato controllati in tempo utile, e adesso i dati non ci sono più, come quelli di telecamere di sorveglianza attive sulle presunte vie di fuga dell'assassino. Altri presunti errori nelle indagini sono stati segnalati dai periti informatici, Roberto Porta e Daniele Occhetti. Erano in aula a inizio udienza per chiarimenti chiesti dal giudice.
Nella perizia, gli informatici ricostruiscono i percorsi a Garlasco di Stasi presunto killer che fugge da via Pascoli (casa di Chiara) a via Carducci dove Stasi abita, lungo 5 diversi tragitti. In tutti tranne uno, secondo i periti ci sono telecamere di serveglianza, posizionate dal Comune o da privati (come delle banche). Avrebbero potuto inquadrare la fuga del presunto assassino in bici. E anche le verifiche con gli agganci (i 'log") dei cellulari su dov'erano alcune persone il giorno del delitto poteva aiutare le indagini. Ancora: non sarebbero state acquisite numerese e-mail che Chiara e Alberto si erano scambiati nei mesi precedenti al delitto.
Era una loro abitudine - pur vivendo a poche centinaia di metri di distanza - per comunicare fra loro senza usare il telefonino, dato che si vedevano abitualmente soltanto il sabato sera. Sono disponibili solo le conversazioni su Messenger del periodo (luglio 2007) in cui Alberto era in Inghilterra per una vacanza studio. Fra l'altro, in uno di questi messaggi Stasi dice di voler buttare le scarpe rosse e marroni, su cui poi si sono concentrati molti sospetti. Non sono mai state trovate: per l'accusa, Stasi avrebbe potuto calzarle uccidendo Chiara. Ieri comunque, Porta e Occhetti dovevano approfondire un punto specifico, analizzando il cellulare di Chiara. Ovvero: le sette telefonate senza risposta a Chiara in due minuti - fra le 10.46 e le 10.48 del 13 agosto - registrate sul telefonino di Alberto, sono davvero sette diverse chiamate in pochissimo tempo, indice di uno stato d'ansia di Stasi?
Oppure sono sei tentativi andati a vuoto - perché non c'era campo - con una settima chiamata riuscita, l'unica memorizzata dal telefono di Chiara perché tutte arrivavano dallo stesso mittente? I periti informatici hanno accertato che è assolutamente più probabile la seconda ipotesi. Modificando in pratica quanto scritto nella loro relazione, Dive dicevano che le sette chiamate in due minuti si potevano collegare «a uno stato d'animo del chiamante in stato di apprensione». Inizialmente, i due ingegneri avevano fatto tre ipotesi. Primo: che non ci fosse copertura radioelettrica sulla casa di Stasi, in quel breve lasso di tempo. Secondo: che le centrali telefoniche non avessero preso in carico la chiamata perché sovraccariche. Terzo: che Stasi avesse fatto e rifatto il numero senza aspettare nemmeno che squillasse il telefono. Alla fine, i nuovi accertamenti hanno portato a stabilire che in realtà non c'era campo. (a.m.)